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Ciao a tutti, noi siamo Pitty e Guga e non vi deve interessare nient'altro.Ci piace scrivere e se ciò che leggi non ti va bene cazzi tua! Se non ti va bene puoi pure offendere, tanto le vostre offese ci fanno ridere perché INSENSATE. E tornando serie... non vi deve interessare chi siamo ma semplicemente leggete e lasciate un commento perché ci farà piacere. About Our FF
Le nostra FanFiction?Beh per ora solo una... When LOVE and DEATH embrace. Sono i bei viaggi mentali che ci facciamo tutte le volte insieme inspirati alle Cronache dei Vampiri di quella mitica donna: Anne Rice . Our Rules
Non vi stiamo chiedendo di fare dei miracoli ma almeno di rispettare delle piccole regole. Speriamo non sia troppo difficile...1. Se passate di qua lasciate un FOTTUTO COMMENTO! 2. Per favore scrivete l'italiano e non c!40 b3LL4 ecc ecc. E vi pregheremo anche di fare a meno delle abbreviazioni... NON CI PIACCIONO! 3. Se non vi piace ciò che scriviamo accettiamo benissimo i vostri giudizi negativi... ma per favore non inziate anche qui a dire "Pitty è una troia ecc ecc". Fate pena! 4. Per favore non iniziate a chiacchierare nei commenti... Potete farlo liberamente invece nella tag. 5. Non spammate per favore... se volete potete affiliarvi con il nostro blog (non accetteremo tutti) facendo una richiesta mandando un messaggio privato a Pitty(se siete registrati su splinder) altrimenti scrivetelo nei commenti (noi li leggiamo tutti e faremo in modo di rispondere). 6. Non litigate, non offendetevi... certi cazzi vostri li fate da qualche altra parte. Non vogliamo vedere gente litigare in questo blog altrimenti sono cazzi. Buoni Propositi
- Diventare vampire al più presto!
- uccidere le persone che ci stanno nella nostra lunga lista: "PERSONE DA UCCIDERE" - Conoscere i Dari (chissà perché) - Scrivere e pubblicare un libro. - Il FilmDay una volta a settimana + Il LattePiùDay. - Scrivere una lettera alla Rice per convincerla a fare un libro di mille pagine sulla storia d'amore tra Armand e Marius. <3 - Andare il 18/11/2008 al concerto degli Slipknot. - Vedere almeno una volta nella vita i Placebo (T.T) - - Citazioni
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PiTtYk in Capitolo 11 Visitatori
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febbraio 2009 gennaio 2009 dicembre 2008 ottobre 2008 settembre 2008 Categorie
whenloveanddeathembrace
Credits
Si ringrazia Pitty per l'immagine del template e per il template & codice: Vale
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Capitolo 6
Autore: PiTtYk CAPITOLO 6 – ISABEL “Fear of the unknown. Clouds our hearts today. Come into my world, See through my eyes. Try to understand, Don't want to lose what we have. I'll come into your world, See through your eyes. I'll try to understand, Before we lose what we have.” -Ma la vuoi smettere di fare lo spiritello isterico!?!- urlò mia sorella contro Ginger. In effetti anch'io ne avevo abbastanza dei suoi strilli. Non che non ne avesse motivo...ne aveva eccome. Ma quelle più terrorizzate saremmo dovute essere noi...d'altronde la vita in pericolo era la nostra. Ginger si voltò verso di me per guardarmi esasperato. -Esattamente! E secondo te della vostra vita non me ne dovrebbe importare!? Mi sentii un pò in colpa. Noi avevamo la possibilità di conservare la nostra vita...mentre lui...capivo perché fosse così insistente. -Proprio così!- esclamò Ginger e alzò gli occhi al cielo. - Ma adesso non diventarmi sentimentale... Scossi la testa e mi sedetti sull'unico letto presente nella stanza. Era a baldacchino e, che strano...era rosso scuro. Sam si venne a sedere accanto a me. Il vampiro dai capelli rossi, "Armand" pensai "Così si chiama...", ci aveva accompagnato lì, per poi congedarci sorridendo gentilmente con un "Dormite bene". Guardando il suo viso da bambino mi ero chiesta chi avesse avuto il coraggio di renderlo ciò che era...un eterno ragazzino, che mai sarebbe cresciuto e diventato un uomo. Subito dopo avevo sperato che non stesse leggendo nei miei pensieri. -Cosa facciamo?- chiesi a mia sorella. Aveva un'espressione completamente persa. -Beh...- ci pensò un attimo, poi si voltò verso Ginger. -Cosa facciamo? Lui sbuffò. -Oh, adesso chiedete il mio aiuto? -Dai, Ginger... -No no! Mi chiamate se vi fa comodo, mentre quando cerco di aiutarvi quasi mi scuoiate! Mi sono proprio stufato! In un momento era sparito. Io e Sam ci guardammo sconvolte. -Ginger? Nessuna risposta. -Ginger, dai torna qui, ti prego! Ancora niente. Silenzio totale. Per qualche minuto non si sentì una mosca volare. Cominciai a temere che stesse facendo sul serio. E poi un -Buh!- alle nostre spalle, ed entrambe sobbalzammo, mentre Ginger sghignazzava soddisfatto. -Ma ti diverti così tanto!? -Sì!- ci guardò piegando la testa da una parte. -Ehi, ma avete davvero pensato che vi avessi abbandonato? Grazie per la fiducia... -Mah, conoscendoti. Sospirò. -Fingo di non averti sentito...e soprattutto di non sentire tutte le maledizioni che mi state lanciando nella vostra mente... -No, no, leggile pure! Ginger divenne serio. -Adesso basta scherzare. Dobbiamo andarcene da qui. -Basta scherzare?- Sam lo punzecchiò -Incredibile... -Ma come facciamo ad andarcene?- gli chiesi. Ciò a cui pensavo era più o meno "Se sono vampiri, non possono uscire alla luce del giorno...ma chi ci dice che non si accorgano che ce ne stiamo andando mentre siamo ancora in casa..." -Anche loro dormono, sai? -Dormono?- esclamai all'unisono con Sam. -E quando? -Appena prima che sorga il sole si rinchiudono nella propria bara...e dormono tutto il giorno...fino al tramonto... -Bara!?!? Interessante. Mi vergognai immediatamente dell'aggettivo che avevo trovato. -Quindi non corriamo nessun pericolo? -No, adesso no. Io e mia sorella ci scambiammo uno sguardo. Finalmente una buona notizia. -Bene, andiamo. Sam si alzò immediatamente, ma io rimasi sul letto, incerta. Incerta, e non sapevo perchè. -Isabel? -Avevano parlato...di un patto, un accordo...- dissi, tormentandomi una ciocca di capelli. -E se potessero aiutarci? Sam mi guardò un momento poi scoppiò a ridere. -Spero che tu stia scherzando! Insomma, tutto ciò in cui potrebbero aiutarci, se noi volessimo, è come liberarci del nostro sangue... Ginger non apprezzò la battuta, ma fu me che fulminò con gli occhi. -Insomma...- continuai. -E se fossero loro ciò che gli spiriti intendevano per "aiuto"? Sai benissimo che sono così enigmatici e... -Non è questo il motivo per cui vuoi rimanere.- ribattè freddamente Ginger. Non capì Sam e non capii nemmeno io cosa intendeva. A volte Ginger ci capiva meglio di noi stesse. E questo mi dava un gran fastidio. -Forza andiamo- esclamò mia sorella, troncando la discussione sul nascere. Spalancò la porta e uscì, assieme a Ginger (che ovviamente non usò la porta). Scattai in piedi e li seguii fuori dalla stanza, poi giù per le scale. Se non fosse stato per il nostro spirito, che ci guidava per quelle gigantesche sale, mi sarei sicuramente persa dopo appena due passi...e Sam assieme a me. Uscimmo dalla casa. Mi sentivo un pò come un carcerato che evadeva di prigione. Una volta per strada, io e mia sorella ci scambiammo uno sguardo. Presi fuori il cellulare dalla tasca dei jeans. -Questa volta però il taxi lo prendiamo- dissi, e feci il numero. ********** Eravamo di nuovo a casa, e stava calando la sera. Dei nostri genitori nessuna traccia. L'unico indizio che ci avevano dato i nostri "cari" spiriti era stato un puro fallimento, e mi sentivo ancora più impotente di prima. Più inutile...e più disperata. Sam si aggirava per casa con un'espressione indecifrabile, intrattenendosi con diversi compiti, come prepararci la cena...ma sapevo che avrebbe voluto piangere. Come me. Ginger osservava ogni nostra mossa chiacchierando di cose senza nessun senso, giusto per tenerci impegnate e impedirci di pensare. Ma tanto sapeva che era tutto inutile. In più non potevo fare a meno di chiedermi che patto quei due vampiri volessero fare. Tutto ciò che avevo capito del racconto di quello di nome Lestat era che un certo Louis, un vampiro come loro, se non sbagliavo, era scappato...volevano ritrovarlo, ma lui aveva chiuso la mente e per questo loro non potevano percepire la sua presenza come di consueto. Quindi piuttosto che andare in giro per il mondo senza la minima idea di dove fosse, avevano deciso di chiedere aiuto a noi. Mi sembrava tutto talmente inverosimile che mi chiesi se per caso non mi fossi sognata tutto. Ci eravamo appena sedute a tavola per cenare (anche se né io né Sam sembravamo intenzionate a mangiare granché), quando Ginger si zittì improvvisamente e s'irrigidì sulla sedia, sgranando gli occhi in un'espressione per metà stupefatta e per metà terrorizzata. -Ginger!- esclamò Sam. -Che succede? -Cazzo... -Buh! Scattammo entrambe in piedi quando dal nulla apparve Lestat, il vampiro biondo, seduto tranquillamente sul tavolo, con le gambe penzoloni. Arretrai, e sentii la sedia dietro di me cadere a terra con un grosso schiocco. -Come state?- guardò prima una e poi l'altra. -Sapete...non è stato molto gentile da parte vostra sparire in quel modo. Anzi, è stato davvero maleducato... Nessuna delle due rispose. -Mi avete fatto parecchio arrabbiare.- fece una smorfia infastidita. -In più ho una gran fame. Quindi adesso ho deciso che vi "mangerò"! -Lestat! Il vampiro dal viso da bambino, Armand, uscì dall'ombra e gli lanciò un'occhiataccia. Lestat alzò gli occhi al cielo. -Ok, ok...allora parla tu. Armand sospirò e si avvicinò al tavolo. Ginger aveva ripreso ad urlare ed imprecare. "Cazzo! Ma che diavolo vogliono da voi? Che si arrangino da soli a trovare il loro amico!" Era ancora più arrabbiato di prima. -Perchè ci avete seguito? Che cosa volete da noi? -Ehi ehi ehi, calma ragazzina...noi vi abbiamo salvato la vita!- esclamò Lestat guardando mia sorella con un'espressione arrogante molto simile a quella del nostro caro spirito. -Ma se hai appena detto di volermi "mangiare". -Oh, finché non avrai trovato Louis non ho nessuna intenzione di farlo...magari poi... -E chi ti dice che ti voglia aiutare!? -Sei costretta ad aiutarmi...ti ho salvato...dimostrami un pò di riconoscenza, prego. -Ti devo dimostrare riconoscenza perché vuoi sfruttarmi e poi "mangiarmi"? -Se vuoi passo direttamente alla fase "mangiarti"! -Provaci! Loro urlavano, Ginger urlava, Armand seguiva la scena guardando prima uno poi l'altra come fosse una partita di tennis...e io non ce la facevo più. -Basta! Smettetela!- gridai a pieni polmoni. Si voltarono tutti a fissarmi come se fossi una pazza isterica. Mi vergognai un pò. Beh...almeno era calato il silenzio. -Che cosa volete?- chiesi più tranquillamente. -Vogliamo proporvi un accordo. Non siamo venuti per farvi del male. Se non accetterete non c'è problema. -Ma, in realtà... Armand zittì Lestat con uno sguardo. -E quale sarebbe l'accordo? -Qui pro quo. Voi aiutate noi a trovare Louis...e noi aiutiamo voi a trovare i vostri genitori. Stavo quasi per chiedergli come facesse a sapere di mamma e papà, quando mi ricordai che potevano leggere nelle nostre menti, come Ginger. Io e Sam ci scambiammo un'occhiata. Il nostro fantasma ci guardò sconvolto. -Oh, no, non pensateci neanche...come fate a... -Dobbiamo trovarli, Ginger. Dobbiamo sapere cos'è successo. -Vi stanno fregando! Non vi aiuteranno mai! Appena si saranno serviti di voi vi uccideranno, fine del patto! Non lo ascoltammo. Ormai la speranza si era insinuata in noi, non potevamo farci niente. -Lo promettete? Promettete che se noi vi aiutiamo, voi troverete i nostri genitori? Lestat sembrava sul punto di scoppiare a ridere, ma Armand rispose gentilmente -Giuriamo. -E nemmeno vi "mangeremo"!- esclamò Lestat, e lanciò un'occhiata a mia sorella. Io e lei ci guardammo. -Va bene. Accettiamo.- disse Sam, ignorando le proteste di Ginger. Allungò una mano verso Armand, che dopo un attimo la strinse. -Ehi, e io? -Tu cosa? -Faccio anch'io parte dell'accordo! Armand alzò gli occhi al cielo mentre Sam stringeva la mano anche all'altro vampiro. Forse erano davvero loro l'aiuto che intendevano gli spiriti. Lo sperai con tutto il cuore. Capitolo 5
Autore: PiTtYk CAPITOLO 5 – Armand “We just can't stop believing. Because we have to try. We can rise above their truth and their lies...” A volte non riuscivo a capire se Lestat scherzasse o facesse sul serio. Penso ancora adesso che la risposta sia una via di mezzo. Quando finalmente arrivarono anche lui e l’altra ragazza, quella più grande, entrammo in casa. Ero ansioso di sapere se sarebbero riuscite ad aiutarci…credevo proprio di sì. Ne ero certo. Altrimenti non saremmo riusciti a trovare Louis in alcun altro modo...se lui non ne aveva l'intenzione. La questione era farlo capire a Lestat. Osservai le due sorelle, Sam e Isabel (come avevo scoperto intromettendomi nei loro pensieri) guardarsi intorno sbalordite. Non ci pensavo mai, ma era ovvio che per gli "altri" quella casa doveva essere parecchio lussuosa… -Merda!- esclamarono all’unisono. Si tenevano per mano come due bambine terrorizzate dall'idea di perdersi. Sorrisi dentro di me per quell'esclamazione per niente appropriata (nelle loro menti leggevo che sembrava ad entrambe di essere entrate in una reggia) li guidai tutti in salotto e mi sedetti su uno dei divani stile ottocento al centro della stanza. Lestat si accomodò di fianco a me. Vidi che le ragazze rimanevano ferme immobili, incerte sul da farsi. –Sedetevi…- suggerii, e indicai loro il sofà di fronte al nostro. Essi erano separati da un basso tavolino di vetro. Una delle due ringraziò il cielo per quel piccolo tavolino che ci divideva. Si sedettero, continuando a stringersi la mano. Avevano paura di noi. Come potevo dare loro torto? D'altronde, tutti gli esseri umani conoscono noi vampiri...anche se ci credono solo leggende inesistenti, storielle da raccontare ai bambini per terrorizzarli e costringerli a fare i bravi, mostri di cui indossare la maschera il 31 ottobre...in più, tutte e due avevano appena avuto un'esperienza non proprio entusiasmante con tre nostri esponenti. Avrei tanto voluto uccidere tutti quei novellini, quei giovani vampiri che non sapevano nulla di nulla e si credevano dei indistruttibili...avrei tanto voluto eliminarli tutti dalla faccia della terra. Mi ricordai, come sempre, che probabilmente vampiri molto più antichi pensavano lo stesso di me e Lestat. Scacciai questi pensieri e mi concentrai sul presente. -Non sappiamo nemmeno come vi chiamate...- la sorella minore, Isabel, ruppe il silenzio. Leggere i suoi pensieri mi rattristò enormemente. Quanto era ingenua... -Armand. Lestat allungò una mano verso la maggiore, Sam, che, dopo un momento di valutazione, decise di stringerla. -Piacere Sam, il mio nome è Lestat. Lo fulminai con lo sguardo. "Non riesci proprio a trattenerti, non è così?" Lestat mi rivolse un sorrisetto. "Sai benissimo come sono fatto" Sospirai. -Come fai a saperlo?- Sam spalancò gli occhi, stupita. -Oh, puro talento... Scossi la testa. Lestat si picchiettò con l'indice sulla tempia. -Posso leggere nei tuoi pensieri. Quasi tutti noi possiamo leggere nei pensieri di voi umani. Cominciarono a frugare nella loro memoria, cercando di ricordare se avevano pensato qualcosa di imbarazzante. -Oh, non c'è problema... -Lo dici tu! In quel momento ci stavano odiando, in più appresi che lo spirito con loro (che aveva uno stranissimo nome, Ginger...) stava diventando in un qualche modo isterico, terrorizzato per loro. Non potevo che dargli ragione. Era interessante vedere quanto amassero quel Ginger...quanto gli fossero affezionate. Come ad un fratello. -Di cosa volevate parlare?- chiese Isabel. Era diventata un pò rossa. Aveva trovato un ricordo un pò imbarazzante. Uscii dai suoi pensieri, chiudendo la porta della sua mente. Non volevo essere maleducato. -In realtà il nostro obbiettivo non è esattamente parlare... -E allora qual'è?- Sam era spazientita da ciò che aveva appena scoperto, e stava cercando un modo per chiuderci la mente. Uscii anche dai suoi pensieri. Lestat mi guardò. -Abbiamo bisogno del vostro aiuto.- dissi, e all'improvviso l'intero quadro mi sembrò completamente sbagliato. --- Sam “Andiamo via da qui! Andiamo via al più presto… No anzi… Non c’è più via d’uscita! Se cercheremo di scappare ci uccideranno… No, io sono già morto. VI UCCIDERANNO! Vi ho detto, ve l’ho detto che non dovevate andare in quel posto. Ve l’ho detto chiaramente che era pericoloso. C’avete rischiato la vita una volta, ora ve la state giocando di nuovo!” Ginger continuava a parlare e urlare, continuava a sgridarci come un genitore spaventato. Non c’era più niente da fare, forse loro ci avrebbero aiutate a trovare i nostri genitori. Ci avrei provato anche al costo della mia vita. Dovevo trovare i nostri genitori in qualche modo. Ad ogni costo. “Siete delle stupide! Rifiutate tutto quello che vi chiederanno e fate tutto con calma.. forse vi lasceranno andare via!” - Taci! Urlai ad alta voce senza accorgermene. Isabel abbassò lo sguardo. I 2 ragazzi, i 2 vampiri mi guardarono con gli occhi spalancati. Non riuscivano a vedere o sentire Ginger. -Tutto bene? Mi domandò educatamente il vampiro dei capelli rossi e del viso da bambino… Armand, aveva detto. -Si. -Perché hai detto che avete bisogno del nostro aiuto? Cosa sapete di noi? Isabel mi salvò cambiando discorso. -Sappiamo tante cose… Rispose Lestat con quell’aria strafottente che di solito assumeva anche Ginger. Per un istante pensai che se si sarebbero trovati bene. Era impossibile, Lestat non vedeva e sentiva Ginger, il fantasma invece si. Peccato! -Grazie ai vostri pensieri e alle nostre abilità di leggerli siamo venuti a sapere che avete uno strano… chiamiamolo POTERE. Potete parlare e vedere gli spiriti. Rispose educatamente Armand. A differenza dell’altro vampiro, il biondo con gli occhi di ghiaccio, era gentile e abbastanza confortevole. -E con ciò? Dissi dopo aver scambiato qualche occhiata con mia sorella. -Allora… Iniziò Armand. -Non avrai mica intenzione di raccontare loro tutta la storia? S’intromise Lestat. -L’essenziale. -Allora lo racconterò io! -Va bene. Lestat si schiarì la voce e iniziò a parlare. Vidi nei suoi occhi l’agitazione. -Allora…in poche parole il mio tanto amato ed odiato Louis è scappato. Avrei tanto voluto chiedere chi fosse questo Louis ma decisi di tacere e continuare ad ascoltare. -Si, voi vi chiederete con cosa ci potete aiutare. Beh, vi abbiamo già detto che possiamo leggere nei pensieri degli umani e anche in quelli dei vampiri, alcuni vampiri… questo è un potere che si acquista con il tempo, con la “vecchiaia” diciamo. Io e mia sorella avevamo mollato la presa delle nostre mani concentrandoci sul racconto di Lestat. -Ahhh… ebbene si voi ci potete aiutare. Louis ha chiuso la mente non volendo essere trovato ed è impossibile leggere nei suoi pensieri, è impossibile trovarlo…almeno per noi vampiri. Trovare Louis penso non risulti inattuabile agli spiriti. Noi, vampiri, siamo inetti a vedere e sentire gli spiriti per questo Armand ha avuto la “geniale” idea di chiedere aiuto a voi. -E perché dovremmo aiutarvi? -Perché altrimenti vi “mangio”! -Lestat! Finiscila! Guardai fuori dalla finestra, era tarda notte e l’alba si avvicinava. Ero stanca ma non avevo sonno, ero stanca ma dovevo pensare a qualcosa. Né io né Isabel avevamo idea di cosa avremmo fatto. Dovevo trovare una soluzione e dovevo farlo subito. -Si sta facendo giorno…- iniziò Armand –Potete pensarci… noi però dobbiamo dormire! Voi resterete qui con noi e quando ci sveglieremo parleremo e arriveremo ad un accordo. -Ma…ma… -Ah se volete dormire abbiamo anche una camera da letto…con un letto! Continuò sorridendo. -Cioè avete solo una camera da letto in tutto questo palazzo? Domandò mia sorella. Lestat rise ma nessuno dei due rispose. -Venite, vi conduco io. Non avevamo altra scelta, dovevamo seguirlo. Il vampiro dei capelli biondi sparì e noi ci ritrovammo a seguire Armand in quella casa immensa che avrei potuto osare di chiamare castello. Capitolo 4
Autore: PiTtYk Capitolo 4 - Lestat.
“Blood In Our Hearts, Blood On Our Hands.” Oh... come mi era mancata l'aria londinese. Mi mancava il vento, il freddo e la pioggia... sentire le gocce fredde sulla mia pelle, alzare gli occhi al cielo e guardare le nuvole nere. E sentire parlare la gente del posto era una vera delizia, quella pronuncia perfetta che io ricordavo, quella dei vecchi tempi non come ciò che ora si parlava in America. Armand era pensieroso e come sempre io non riuscivo a leggere niente nei suoi pensieri, teneva la mente chiusa come una porta chiusa a chiave. Avrei voluto sapere cosa lo tormentava ma non osavo chiedere...era meglio lasciarlo in quello stato finché di sua spontanea volontà avrebbe parlato. Io invece giravo per la casa. Era uguale a come l'avevo lasciata tante decine di anni fa. Mi ricordo ancora benissimo l'ultima volta a Londra, in questa casa... era un pò di tempo prima che la regina si svegliasse, un pò prima del disastro. Oh, come vorrei poter dimenticare ma i ricordi sono limpidi, ho le immagini impresse nella mente come se fosse appena successo. Ecco uno dei piccolo svantaggi di essere un vampiro, un immortale. - Ho fame! - parlò Armand. - Andiamo a "mangiare", ho sentito che da queste parti c'è un "locale", luogo di ritrovo dei novellini, andiamo a dare un'occhiata... - - Sicuro? - - Si, andiamo! - - Okay. - Presto eravamo fuori di casa e camminavamo a velocità umana. Quella sera non avevamo fretta. Per un momento sperai di trovare Louis ad Admiral's Arms ora che finalmente era possibile... il mio amato vampiro mezzo umano aveva smesso di cibarsi di animali. Non avevo mai capito perché avesse provato ribrezzo nel bere il sangue delle persone, finché si sceglieva bene la preda... poteva benissimo scegliere di nutrirsi di assassini, mafiosi o politici facendo cosi una gran favore ai suoi amati umani. Sorrisi per un attimo per quei stupidi pensieri e Armand soffocò una risata. Sapeva esattamente quello che pensavo. - In effetti qualche volta dovremmo farlo anche noi... - disse Armand. - Forse. Però preferisco delle belle ragazze giovani… fresche! Qualcuno dell'alta società ancora meglio... - - Certo che Louis aveva ragione a dire che sei uno snob. - Lo guardai male. - Ah maledetto Louis! - - Lo ami però... - - Si! - - Ma lui non ti ama... - - Mi ama a modo suo. - - Lestat, sai benissimo che Louis ti odia! - - A modo suo... - Armand aveva ragione, Louis mi odiava per ciò che gli avevo fatto ma io non riuscivo a non amarlo e so che questa volta non aveva intenzione di tornare ma non potevo lasciarlo andare cosi... non ero come Armand, Louis non era come Daniel e io non avevo la certezza che Louis sarebbe tornato. Louis non aveva bisogno di me come invece lo aveva Daniel del bellissimo vampiro dei capelli rossi e il viso d'angelo. Arrivati al Admiral's Arms entrammo. Tutti novellini...era proprio vero ciò che avevo sentito. Novizi che ci lanciavano strani sguardi e pensieri. Non ci avevano mai visti da quelle parti e non sapevano chi fossimo... Qualche umano qua e là che non sapeva che tra poco quello strano essere che sedeva di fianco a lui gli avrebbe tolto la vita nutrendosi del suo sangue. Poveri ingenui. Andai a sedermi su un divanetto in un angolino, Armand mi segui. - Cosa dicevi Lestat? - - Non è stata una gran bell'idea venire qui... non c'è niente che penso mi possa soddisfare. - Armand si guardava in giro. Rilassato studiava gli altri mentre io volevo soltanto far tacere tutte quelle voci nella mia testa. - E quelle due ragazze? - chiese Armand indicando con lo sguardo due ragazze sedute ad un tavolo. - Mmmm... non male. - Armand non disse più niente, lo vidi ancora concentrato su chissà cosa, chissà quale voce. Vidi 3 vampiri affamati avvicinarsi alle 2. Non avevo voglia di rubare loro quella preda in fondo quelle ragazze non avevano niente che mi attiri in modo particolare. - Ti sbagli! - esclamò Armand. - Perché? - - Quelle ragazze sono più che interessanti... - - Cosa dici? - - Ascolta! - Non capivo ma seguì il consiglio di Armand. Chiusi gli occhi e ascoltai. Passai qualche minuto ad ascoltare e aprì gli occhi stupito. Armand annuì. Continuai a guardare i 3 famelici e le loro prede. Si Armand aveva ragione, avevano qualcosa di speciale ma perché risparmiarle? Anzi... - Come fai che non c'arrivi Lestat? - mi aggredì. Ma non feci in tempo a rispondere o pensare che vidi le due ragazze correre e i 3 vampiri dietro di loro. Io e Armand ci alzammo. *** Arrivammo in tempo per salvare le due ragazze e cacciare via i novellini che facilmente presero paura. Sparirono nel buio. La ragazza davanti a me tremava, seduta per terra, ferita, tremava. La guardai attentamente, gli umani sono tutti cosi belli... il rossore delle loro guance, il calore della loro pelle, il battito del loro cuore che aumenta o rallenta a seconda delle loro emozioni. Cercai di ricordare anch'io com'è avere un cuore che non smette di pulsare ma avevo soltanto dei vaghissimi ricordi. Gli umani non danno troppa importanza alla vita finché non stanno per perderla... sono cosi ingenui e hanno sempre tanta fretta non avendo a disposizione l'eternità come invece ce l'abbiamo noi...dannati. E non se ne accorgono della cosa cosi preziosa che possiedono... UNA VITA. Che stupidi... Porsi la mano alla ragazza per aiutarla ad alzarsi ma la sua risposta fu uno sguardo di esitazione , di paura...continuava a tremare. Non era cosi forte come lo dava a vedere... Solo dopo avermi studiato mi porse anche lei la mano e l'aiutai ad alzarsi. Era cosi debole, cosi fragile... - Grazie. Sussurò con incertezza. - Di cosa? Le domandai. - Voi...ci avete...salvate. Rispose guardando preoccupata sua sorella che era già in piedi accanto ad Armand. - Non precipitarti cara... Dissi avvicinandomi a lei. Non volevo essere debole anch'io. Le emozioni umane non mi dovevano più toccare. Non volevo più niente di umano in me. Ero un mostro con l'aspetto di un angelo... ma rimanevo pur un mostro. Lei indietreggiò. - Lestat! Armand richiamò la mia attenzione e mi allontanai da lei. - Cosa vuoi? Dimmi perché le abbiamo salvate? - Esatto! Perché ci avete salvato? Urlò la ragazzina vicino ad Armand. Lui non la guardò, mi si avvicinò e mi inviò i suoi pensieri. Diceva che le due avevano uno strano potere, riuscivano a comunicare con gli spiriti e persino in quel momento un spirito era con loro. "Lestat. Non possiamo ucciderle... ci possono aiutare. Se Louis ha chiuso la mente è perché non vuole farsi trovare...e non lo troveremo mai. Ma gli spiriti ci possono benissimo dare una mano... Louis forse non crede nemmeno alla loro esistenza. Insomma Lestat, queste due ragazze ci possono dare una mano!" Osservai Armand. Forse aveva ragione, forse no... io volevo trovare Louis a tutti i costi e Armand stava facendo di tutto per aiutarmi. Amavo Armand, amavo la sua impassibilità, la sua calma...amavo quel demonio dell'aspetto puro ed innocente di un ragazzino. "E cosa abbiamo intenzione di fare?" domandai. "Parliamo con loro... da quanto ho capito stanno cercando i loro genitori scomparsi forse possiamo arrivare ad un accordo con loro, ma per piacere Lestat...mantieni la calma!" mi rispose. "Okay!" sorrisi e mi voltai verso le due che si tenevano la mano. - Se volete "mangiarci" fatelo subito... - Mangiare dici? Ah che brutta espressione. Risposi ridendo. - Allora cosa volete da noi? Avevo pronta un'altra battuta ma Armand s'intromise. - Calmatevi, se volevamo cibarci di voi l'avremmo già fatto. Vogliamo parlare con voi! - Cosa potrebbero avere dei vampiri e degli umani da parlare? Volevo parlare ancora ma Armand fu più veloce. Dovevo essere calmo e gentile... mi risultava abbastanza difficile. - Venite! Stare qui è abbastanza pericoloso, penso ve ne siate già accorte. - No guarda, non ce ne siamo accorte! Rispose la più piccola in modo ironico. -Allora rimanete qui! Dissi io e feci per andarmene. Armand invece mi guardò con gli occhi sgranati. -No…no! Veniamo con voi! Scoppiai a ridere e mi rigirai verso di loro. -Chiamo un taxi! Isabel…dammi il tuo cellulare! Questa volta iniziò a ridere anche Armand. -Che cazzo c’è da ridere? Ormai avevano preso confidenza con noi. Ma noi continuavamo a ridacchiare… -Sapete…non è nostra abitudine prendere i taxi. -Beh…gli autobus a quest’ora non passano più. Armand si stava divertendo come non faceva da tanto. -Se non prendete i taxi…e nemmeno gli autobus…allora come fate!? Lui mi sembra un po’ giovane per avere la patente… Questo era proprio il colmo. -Sì, in effetti sono un po’ giovane...cinquecento anni cosa vuoi che siano?! Le due ragazze ci guardarono con gli occhi spalancati. -Se li porta bene! Commentai, e Armand mi lanciò un’occhiataccia. Era ritornato il solito vampiro autorevole. -Ora basta scherzare, dobbiamo andare via da qui. A casa siamo al sicuro… Andiamo! -Ma… come facciamo ad andarci? Dove abitate? -Ovunque. Risposi. -Lestat! -Ma è vero… abitiamo ovunque…o quasi. -Smettila. Armand si avvicinò a una delle ragazze che fece un passo indietro. -Non avere paura… adesso voleremo! -Scusa? -Si, vieni qui e tieniti stretta, okay? La sorella più grande guardava intimorita. Io mi avvicinai. -Dai vieni! Puoi fidarti di me… -Eh si certo… Cosa te lo fa pensare? Intanto Armand era già partito. -Vuoi rimanere qui da sola? Dimmelo subito cosi non perdo più il mio preziosissimo tempo. Mi guardò con un sopracciglio alzato. Ero un vampiro…il tempo per me non era un problema ma era divertente “giocare” con gli umani. -Va bene, vengo con te. -Una scelta molto perspicace. Brava. Si avvicinò lentamente a me. -Guarda che non mordo… Ehn…cioè non ti morderò tranquilla. Questa sera tanto avevo intenzione di mangiare cinese. Mi guardò senza capire tanto del mio discorso. -Tieniti stretta. Le consigliai. Qualche secondo dopo eravamo nel giardino davanti a casa. Capitolo Tre
Autore: SadPrincess89 CAPITOLO 3 - Isabel. “We're human We reason We're breathing Protecting The living and dying Surviving, We're trying To breath in safety Come home safely” Admiral’s Arms. Non avevo mai sentito nominare quel luogo. Eppure secondo Ginger, il nostro caro fantasma attaccabrighe, sarebbe stato proprio lì che avremmo trovato informazioni sui nostri genitori. Forse avremmo dovuto interpellare altri spiriti…ma no. Ci aveva già parlato lui. E poi mi fidavo del nostro Ginger. Ci era sempre stato vicino, fin dai tempi dei pannolini. Prendemmo un taxi, perché nessuna delle due aveva la minima idea di dove fosse questo locale Admiral’s Arms. Mi sentivo così persa senza i nostri genitori…quanto avrei voluto risvegliarmi all’improvviso e scoprire che era stato tutto un orribile sogno, un incubo... “Smettila di rifugiarti nei tuoi stupidi sogni, Isabel” mi dissi amaramente. “Questa è la realtà e non puoi cambiarla a tuo piacimento” La realtà…la realtà era che io e mia sorella Sam condividevamo un segreto che nemmeno mamma e papà conoscevano. Un segreto talmente grande che ne parlavamo a malapena anche tra noi.. Sul taxi tra noi era seduto il nostro caro Ginger, che in quel momento non aveva un’aria molto felice né serena. Non approvava. Diceva che quel locale era pericoloso per noi. Avrei voluto chiedergliene il motivo, ma decisi di non farlo. Non solo perché temevo che l’autista mi avrebbe preso per una pazza isterica della peggior specie, ma anche perché mi sembrava troppo stizzito per poter rispondere.. Guardai mia sorella. Aveva un anno più di me, io sedici e lei diciassette, ma quanto si notava la differenza di un solo misero anno…mi accorsi che sembrava una donna. Mentre io avevo ancora il viso paffuto di una bambina, e i riccioli biondi non aiutavano di certo…lei i capelli ce li aveva neri. Neri come l’inchiostro. Avevo sempre ammirato mia sorella. Era sicura di sé. Sprizzava forza da tutti i pori. Non come me. Quanto avrei voluto essere uguale a lei...eppure sapevo che dentro era esattamente come me. Disperata. Sapevo che la sua era soltanto un’ostentata maschera. Ma quanto avrei voluto riuscire a costruirmela anch’io quella maschera. Non permettere agli altri di vedere quanto soffrivo e impedirgli di farmi soffrire. Quando l’autista ci fermò davanti ad un vicolo secondario buio e stretto, troppo per entrarci con la macchina, pensai che non mi piaceva per niente. Ma tenni per me la preoccupazione che mi faceva annodare lo stomaco. Sam diede i soldi all’autista e scendemmo dall’auto, assieme a Ginger (che ovviamente non usò le portiere). -Siete completamente pazze.- commentò il fantasma profondamente contrariato. – Perché non vi fidate di me, se vi dico che è un luogo pericoloso e vi dico di non andarci!?! -Ginger…- Sam gli scoccò una delle sue occhiate alla “non rompermi il cazzo o ti spacco la faccia”. – I nostri genitori. Bastò quella semplicissima frase composta da tre parole a farlo tacere. Ci seguì da dietro, proprio come un angelo custode, mentre ci addentravamo nel vicolo scuro e sudicio. Non riuscii a non domandarmi come poteva quel luogo avere qualcosa a che fare con mamma e papà. Ma tenni per me le mie domande e camminai di fianco a mia sorella, rabbrividendo per il gelo. Avevo una felpa nera, e mi ero anche tirata il cappuccio sulla testa, ma sentivo comunque un gran freddo. L’insegna al neon decretava ADMIRAL’S ARMS a lettere rosse cubitali, quasi come una condanna a morte. O, almeno, così mi sembrava. Entrammo dalla porta d’ingresso, abbastanza piccola. Sembrava quasi fatta su misura per me, che non raggiungevo il metro e sessanta neanche a morire. Il locale era pieno di gente. Molti erano vestiti di nero o rosso, abiti di pelle e borchie, creste e capelli decolorati, grossi stivali…altri erano vestiti in modo bizzarro, con strani indumenti molto decorati. Le donne e ragazze sembravano voler mettere in mostra tutti i centimetri di pelle che riuscivano. Vi era una gran quantità di persone differenti, eppure in un certo modo uguali…avevano un qualcosa che non riuscivo a comprendere, non riuscivo ad afferrare...che li accomunava e li rendeva simili,se non uguali. Un qualcosa che mi faceva paura. Senza rendermene conto, annaspai alla ricerca della mano di mia sorella. Lei me la strinse forte, guardandosi intorno esattamente come stavo facendo io. Molte persone si girarono a guardarci in uno stranissimo modo. Mi ricordarono i cacciatori con la loro preda. Sentii Ginger ringhiare dietro di noi. -Sediamoci ad un tavolo..- proposi a Sam in un sussurro, tirandola per una manica. Vidi che più che spaventata era infastidita da tutte quelle occhiate. – Ma che diavolo hanno da guardare!? Scossi la testa in risposta e la tirai verso un tavolino lontano dalla bolgia, ansiosa di mettere un po’ di distanza tra noi e tutte quelle persone. Ci sedemmo una di fronte all’altra, mentre Ginger si mise, come sempre, da un lato. Lo guardammo entrambe, in attesa. Quando fu chiaro che non aveva nessuna intenzione di parlare, Sam ruppe il silenzio che si era creato con un – Allora? -Allora che? -Adesso che siamo qui, che facciamo?- chiesi prima che mia sorella esplodesse in un attacco d’ira. A dire il vero anch’io cominciavo a spazientirmi...ma ero sempre riuscita a mantenere la calma. Fino a quel momento. Senza che l’avessi voluto, la mia voce uscì decisamente più stridula del solito. Mi sentii avvampare. -E io che ne so?- ribatté Ginger, con il suo solito tono insolente. -Come che ne sai!?- Sam lo guardò malissimo. – Sei stato tu a dirci di venire qui! -NO, io non vi ho detto di venire qui…siete state voi a decidere così..io vi ho soltanto detto quello che mi hanno detto, e cioè che qui potreste trovare delle risposte.. -Quindi noi cosa dovremmo fare? Andare a chiedere ad ogni persona che vediamo “Mi scusi, ha per caso visto questi due”!?!? -Perché no? Sam era esasperata. -Non so cosa farci. Sono solo un fantasma. Siete voi gli esseri umani. Tutta la mia rabbia si sciolse come neve al sole. Persino mia sorella parve sgonfiarsi a quell’affermazione. Ginger aveva ragione. Non potevamo pretendere che facesse tutto lui...ma con uno sguardo io e Sam ci comunicammo l’una all’altra che non sapevamo che fare. Non riuscivamo a capire il motivo per cui gli spiriti ci avevano condotto lì…ma non avremmo dovuto stupirci così tanto. Spesso gli spiriti erano enigmatici, vaghi e imprecisi. Beh, erano spiriti. Notai tre uomini che si stavano avvicinando al nostro tavolo. Due erano molto pallidi, e uno di colore. Tutti e tre molto belli…diciamo pure incantevoli. Ma di una bellezza strana che non mi sapevo spiegare. Mi davano una bizzarra sensazione e le loro espressioni bramose non aiutavano per niente. Inviai tutta la mia preoccupazione a Sam, semplicemente pensandole. Era sempre stato così tra noi. A volte mi sembrava quasi che fossimo una cosa sola.. Sam mi guardò allarmata, ma prima che potesse dire qualcosa i tre individui erano già lì, di fronte a noi. Uno di loro, quello di colore, fece un gran sorriso. Mi sembrò strano anche quello: il sorriso. Più strano di tutto il resto. Mi fece rabbrividire. -Siete qui da sole?- ci chiese quello che poco prima aveva sorriso. Aveva i capelli pettinati in treccine, raccolte a loro volta in una coda, e occhi di un stranissimo colore dorato come se fossero stati fatti d’ambra. Era davvero bellissimo. -Te ne deve importare qualcosa?- rispose sgarbatamente Sam. In meno di due secondi aveva già ritrovato tutta la sua sicurezza. O almeno così sembrava. Ma io sapevo che era agitata quanto me. Sentii un basso ringhio e mi girai a guardare Ginger. Fissava terrorizzato mia sorella, con un’espressione talmente spaventata che mi sembrò quasi reale,e non più lo spettro del ragazzo che era stato. -Beh..- l’uomo a sinistra del primo decise di partecipare alla conversazione. – Forse non lo sapete..- scoppiò a ridere assieme agli altri due. – Come potreste! Ma questo è un posto piuttosto pericoloso.. Sam inarcò un sopracciglio. – Oh, davvero? -Sam...- il tono di Ginger era ammonitore. -Voi non lo sapete…ma questo non è un posto come gli altri. -Ah no? -No...è un ritrovo di vampiri. E voi siete dolci esseri umani dal sangue giovane, in un ritrovo di vampiri. Sam per un momento lo guardò stupita, poi scoppiò a ridere. – Ovviamente! Sai, tra tutte le frasi per rimorchiare questa è la più originale che ho mai sentito! Complimenti! -Non sta mentendo.- la voce di Ginger mi fece rabbrividire. Non parlai. Pensai. Lui leggeva nei nostri pensieri. “Che cazzo ci vuoi dire, che questi sono vampiri!?!?” -Esatto. Avvertii i pensieri di mia sorella, mentre guardava accigliata i tre uomini che erano scoppiati a ridere. “Ma fammi un piacere…queste cazzate, vampiri eccetera, eccetera...finiscila di prenderci per il culo.” -Non sto scherzando. Sam s’infuriò. E non per finta. Potevo capirla. Eravamo andate lì per trovare tracce dei nostri genitori, e tutto ciò che avevamo ricavato erano le risate di scherno di quei tre idioti. -Andiamocene!- esclamò, e mi prese per un braccio. Mi trascinò fuori dal locale, e per fortuna vidi che gli uomini non ci avevano seguito. Mi sentivo scossa, stanca, preoccupata e disperata. Non sapevo più che diavolo dovevamo fare, ero persa e impotente. Stavo per piangere come una bambina, e non potevo farci niente. -Ma perché ci hanno detto di venire qui?- avevo gli occhi pieni di lacrime. -Non ne ho la più pallida idea e non m’interessa!- ringhiò Sam, e sentii la sua mano nella mia che tremava di rabbia. Mi voltai a guardare Ginger. La sua espressione era un misto di tristezza e sollievo. Sollievo perché ce n’eravamo andate da quel posto, pensai. Lui annuì, sentendomi. All’improvviso Sam si bloccò, e io rischiai di andarle addosso. Girai la testa e mi sentii gelare. Davanti a noi c’erano i tre uomini dell’ Admiral’s Arms. Si avvicinarono lentamente, osservandoci con quegli occhi che mi ricordavano tanto quelli dei predatori…scintillavano nell’oscurità. -Bene bene…ma guarda un po’ chi abbiamo qui.- l’uomo di colore ridacchiò, e adesso vidi, notai, nonostante il parziale buio, cosa c’era che non andava in quel suo sorriso...i denti. Aveva canini molto appuntiti. Troppo appuntiti. -Ma che diavolo volete!?!- questa volta fui io ad urlare, e non Sam. Sembrò strano persino a me. Ma non ero mai stata così infuriata in vita mia. -Il vostro sangue, ovviamente. Risero ancora, e, prima che me ne rendessi conto, ero stata separata da mia sorella. Uno dei tre uomini mi aveva preso per il collo e mi teneva sollevata a quasi un metro da terra, rischiando di soffocarmi con la sua stretta ferrea. Cominciai a scalciare e a gemere, tentando di colpirlo. -Stai tranquilla, bambina, non ti farà male. Sarà un attimo. Mi attirò a sé. Sentii le sue labbra sul mio collo che si aprivano, e poi i denti...i denti che grattavano sulla pelle, acuminati e appuntiti. In un secondo cominciai a credere a tutte le fiabe che mi raccontavano da bambina prima di dormire. Cosa poteva essere quell’uomo se non un...un…VAMPIRO. Poi l’uomo, il vampiro, venne scagliato contro il muro. Ero libera dalla sua morsa. Crollai a terra, e mi feci anche un gran male. Sbattei il viso sul cemento ruvido e mi graffiai una guancia. Sentii il sangue finirmi in bocca, ma non m’importava. M’importava solamente di sapere dove fosse mia sorella. Ma non fu lei ciò che vidi quando alzai lo sguardo. La prima cosa che vidi quando sollevai gli occhi fu un ragazzo. Un ragazzino. No, non poteva essere umano...doveva per forza essere un angelo. Era splendido. Un angelo dai riccioli rossi. Abbassò un momento lo sguardo, incontrando il mio. Per me fu un istante lungo un secolo. Poi si scagliò contro l’uomo che aveva cercato di uccidermi, il vampiro, come avevo appena scoperto. Stordita, cercai mia sorella. Giaceva un po’ più in là, e di fianco a lei c’era un altro ragazzo giovane, che combatteva il vampiro che probabilmente aveva tentato di mordere lei. Anche lui era talmente bello da non poter essere umano. I capelli erano di un colore biondo troppo vivido, come i suoi occhi di un azzurro intenso, magnetico… Io e mia sorella ci scambiammo uno sguardo. “Vampiri” ci comunicammo con quell’unico sguardo. Ma adesso eravamo salve. C’erano quei due ragazzi, che ci avevano protetto. Capitolo Due
Autore: SadPrincess89 Capitolo 2 - Sam.
“The sea's evaporated Though it comes as no surprise These clouds we're seeing Their explosions in the sky It seems it's written But we can't read between the line”
Restai lì a guardarla per dei minuti, delle decine di minuti. Non riuscivo a stancarmi di guardarla, guardarla dormire...respirare. Con tutto il dolore e la sofferenza che tenevo dentro guardare lei mi faceva gioire, ero felice al solo pensiero di avere accanto una persona come lei, la mia unica amica, la persona alla quale confidavo tutto, insieme alla quale conservavo il segreto più grande della mia vita...IL SEGRETO. Isabel. Mia sorella più piccola. Erano ormai due giorni che né io né lei non dormivamo, erano ormai due giorni passati a preoccuparci e a piangere sperando che tutto finisca bene, che non sia successo niente e che la porta di casa si apra e vedere entrare mamma e papà felici e contenti di aver trascorso una bella vacanza. Ma nessuna delle due riusciva a pensare positivamente, nessuna notizia, niente... il nulla. Spariti. Come quando esci dal circo e improvvisamente ti chiedi che fine abbia fatto quel povero coniglietto. Era impossibile che nessuno sapesse niente dei nostri genitori. Continuavo a guardare mia sorella, l'espressione da bambina ora aveva qualcosa di triste e i riccioli biondi non erano più cosi vivaci come sempre. Non volevo che stesse male, non volevo nulla di tutto questo. Non potevo immaginare la vita senza mamma e papà... eravamo ormai grandi ma non ce l'avremmo fatta senza di loro. E mi sentivo morire, e mi sentivo salire le lacrime, continuavo a ripetermi che tutto ciò non era vero, che mamma e papà si erano fermati ancora qualche giorno lì e non sono riusciti a comunicarcelo. Strano però, ci chiamavano tutti i giorni. Mi alzai dalla poltrona e andai a prendere una sigaretta dalla borsa, tornai in sala... Isabel dormiva ancora, mi avvicinai alla finestra e accesi la sigaretta. Oh come mi rilassava...anche se in quei momenti non riuscivo per niente ad essere tranquilla. Fuori il cielo era grigio e piovicchiava come quasi tutti i giorni nella grande e vecchia Londra. Amavo quella città, amavo le giornate fredde, piovose e adoravo il cielo grigio. Rimasi a guardare fuori dalla finestra e a pensare quando arrivò una ventata che fece sbattere le finestre aperte. - Porca puttana! - esclamai. Isabel si mosse e piano aprì gli occhi. - Cazzo, mi sono addormentata. - disse. - Meglio, dormi ancora. - le consigliai io. - No, non voglio più dormire. Mi sono riposata. - - Vuoi qualcosa da mangiare tesoro? - - No, non ho fame! - - Guarda che non mangi da due giorni! - - Nemmeno tu! - - Io non importo... Vado a preparati qualcosa da mangiare! - *** Più tardi quella sera continuavamo a fissare il vuoto e parlare di cose insensate. Sedute sui nostri letti nella nostra stanza. A dire il vero non eravamo capaci di fare un vero discorso e nemmeno di parlare di cose sensate. Immaginavamo altri mondi come avevamo sempre fatto fin da quando eravamo delle bambine sognavamo di vivere in un altro mondo, sognavamo di non morire mai, di vedere il mondo e di essere sempre insieme...persino nella morte. Eravamo fortunate ad averci poiché il nostro rapporto era unico e meraviglioso...tutto ciò che ci legava... non ci saremmo mai separate. All'improvviso e dal nulla , come sempre, spuntò fuori Ginger che stava tranquillamente seduto sulla sedia e ci guardava con fare curioso. - Ciao Sam, ciao Isabel! - - Puoi fare a meno di farci prendere i colpi? - esclamò Isabel. Io mi limitai a scuotere la testa e cercare di calmare il mio cuore a mille. - Scusatemi, perché non vi piacciono le mie apparizioni? - - Per favore Ginger, smettila. Non è momento! - gli urlai dietro. - Lo so! E tesoro fai a meno di urlare...ti sento anche se non parli. - - Maledetto... - E gli lanciai contro un cuscino dimenticandomi per un momento che non l'avrei mai colpito. Avrei colpito soltanto...l'aria. - Che bambina che sei Sam... - - Taci! Stupido fantasma! - - Finitela di litigare! - gridò Isabel coprendosi il viso con le mani. Spesso e volentieri Ginger era irritante ed antipatico. Ancora di più quando io ed Isabel stavamo male... povero ingenuo, pensava che cosi ci facesse stare meglio e cercava di farci pensare ad altro cosi: facendoci arrabbiare il più possibile. Molte volte aveva dei comportamenti da bambino, adorava raccontare barzellette che facevano ridere solo a lui, adorava guardare i cartoni...ce li faceva sempre mettere nel dvd alla sera prima di dormire, amava ammirare le nostre vecchie bambole. Ohhh... Ginger e i suoi eterni 18 anni. Eravamo praticamente cresciute insieme a lui, ed è ancora oggi come ad allora: capelli perfettamente neri e lisci ne troppo corti ne troppo lunghi, occhi di un verde intenso dai quali non ci si riusciva più a togliere lo sguardo e un viso pallidissimo...cosa più che normale. Non era tanto alto ma in compenso era magrissimo. Magnetico! La mia visione preferita. Era impossibile non volergli bene e pensavo che se anche lui sparisse non ce l'avrei proprio fatta... ma lui non sarebbe mai sparito. MAI. Sarebbe sempre stato lì con noi, bastava solo chiamarlo per nome e non esitava mai di farsi vedere. Da piccola pensavo di essermi innamorata di lui...Ah che sciocca! Per me era talmente bello che finì per paragonarlo ad un angelo. Si...Ginger era per me un angelo custode, e io lo volevo pur sapendo che era impossibile... Oh, com'ero sciocca! E lui sapeva tutto, sapeva ogni mio pensiero, per un periodo lo odiai per questo, mi rifiutavo di vederlo, di sentirlo, mi rifiutavo di chiamarlo. Ero solo una bambina e mi imbarazzavo davanti a lui che sapeva TUTTO. - Oh che bei ricordi Sam... - disse Ginger rompendo il silenzio. Parlava con leggerezza, guardandosi in giro e con un sorriso stampato sul viso... quel suo sorriso strafottente. Isabel ci guardò senza capire inizialmente. - Finiscila! Con te non si può avere intimità. - gli urlai contro. - Non è colpa mia. - mi rispose con un'espressione angelica dipinta sulla faccia. - Quanto ti odio quando fai cosi! Fai a meno di leggere! - - Ma a me piace, è interessante ciò che leggo sai? - - Stronzo! - Io andai in bagno, Isabel rimase con Ginger in stanza. - Tu puoi aiutarci a trovare i nostri genitori Ginger! Tu! Perché non c'ho pensato prima?! - esclamò Isabel. - Non so. Può essere... - Mia sorella mi chiamò e io tornai subito dal bagno chiedendo cosa fosse successo. - E' vero Is... Sei un genio! Ginger ti prego ci devi aiutare! - - Ci posso provare... - - Oddio...oddio grazie! - urlò Isabel con le mani nei capelli. Io guardai Ginger, gli sorrisi teneramente e gli dissi con tristezza: - Se potessi abbracciarti ti stritolerei fino a spezzarti le ossa! - Il suo sorriso divenne una mezza smorfia e vidi la tristezza anche sul suo viso. - Torno subito! - disse solo questo e sparì. *** - Perché Ginger non torna più? - chiese mia sorella preoccupata. - Non so... chiamiamolo. Concentrati! - Ginger non arrivava. Era ormai passata un'ora e mezza e lui le cose le faceva molto in fretta. Qualche minuto dopo era in piedi davanti alla scrivania. La sua espressione aveva qualcosa di immensamente strano. Era un mix di paura e rabbia. - Admiral's arms. - pronunciò solo quelle parole. - Cos'è? - - Un "locale" . - - E che cosa c'entra? - - C'entra... - - Andiamo! - dissì ad Isabel. - NO!- ringhiò Ginger. - Perché no? - - Troppo pericoloso... - - Non importa! Dobbiamo sapere qualcosa sui nostri genitori! - si affrettò a rispondere Isabel. - Non potete andare lì, le vostre vite saranno in pericolo. - Mi limitai a guardarlo. Era sofferente. Ma non potevo farci niente, dovevamo andare lì e anche presto. Dovevo sapere tutto sui miei genitori anche se mettevo in pericolo la mia vita. Capitolo Uno
Autore: SadPrincess89 When LOVE and DEATH embrace {Take my hand now...BE ALIVE!} CAPITOLO 1 - Armand. " It irks me when i get burned And i realize, i don't get hurt And always, it seems I've lost my way When i feel you, it's not enough And i need you to shun my touch" Lestat era inquieto. Me ne accorsi immediatamente quella sera, appena uscito dalla mia bara ed entrato nel salotto di casa mia dove eravamo soliti trovarci ad ogni tramonto. Mi rimboccai le maniche della leggera camicia bianca che indossavo, mentre rivolgevo un cenno di saluto a Pandora. Era seduta su una delle poltrone, intenta ad ascoltare i fatti avvenuti quel giorno, mentre noi dormivamo..la televisione è una delle magie degli esseri umani che preferisco. Puoi essere ovunque tu voglia, semplicemente spingendo un bottone..e rimanendo comodamente a casa tua. Santino era in piedi davanti alla finestra, ad osservare le prime stelle che comparivano in cielo..mentre Marius e Khayman erano ai lati opposti di un piccolo tavolino, impegnati in una partita a scacchi che ormai doveva durare da una settimana. Ma era normale. Se due vampiri si sfidano a scacchi, state sicuri che meno di tre giorni non ci impiegano. Lestat era seduto al piano, ma non suonava. Strano. Molto strano. Quello fu il primo segnale. Il secondo fu la mancanza di Louis. Non soltanto dalla stanza, ma da tutta la mia lussuosa villa, e anche da tutta l’isola. Anzi, dal mondo intero. A quanto sembrava, Louis, il vampiro più debole sulla faccia della terra (lo era allora come lo è oggi)non voleva essere trovato. La questione non mi faceva né caldo né freddo. Ma odiavo vedere Lestat così. Lo amavo. Non quanto Marius, né quanto tutti gli altri..ma lo amavo comunque. Lo amavo per il suo spirito inquieto e i suoi atteggiamenti così presuntuosi. -Ben svegliato, Amadeo..- mi salutò Marius, il mio Maestro, e mi rivolse un dolce sorriso. Era l’unico che mi chiamasse ancora con quel nome..il nome che lui stesso mi aveva dato, quando mi aveva trovato e portato via con sé, ferito, affamato e violato.. Mi avvicinai a lui e posai le labbra sulle sue per un breve istante. Preferivamo cadere in intimità quando eravamo soltanto noi due. Come sempre Khayman non mi nascose tutto il desiderio che provava verso di me, indirizzandomi i suoi pensieri con uno sguardo. Mentre gli passavo affianco gli accarezzai la mano. Amavo anche lui, nonostante lo conoscessi da poco. Raggiunsi Santino davanti alla finestra, ma mi girai a guardare Lestat, che aveva cominciato a suonare alternamente due tasti, perso nei pensieri che nascondeva agli altri..sì, odiavo vederlo in quello stato. -Ho fame. Voglio andare a caccia. Lestat.. -Esco anch’io. Non mi stupì la sua risposta immediata. Uscimmo nella tipica sera fredda di metà novembre. Il vento mi sferzava il viso, facendo svolazzare i miei riccioli rossi, che avevo lasciato sciolti. Volevo parlare da solo con Lestat, ma era anche vero che avevo bisogno di nutrirmi. Ci alzammo in volo e dopo pochi secondi ci ritrovammo in una strada affollata all’inverosimile. Un gruppo di ragazze ci passò davanti e ci guardò con i giovani occhi sgranati. Non avevo affatto voglia del loro sangue. Per quanto riguardava Lestat, credo mi seguì solamente perché troppo impegnato a pensare a Louis. -Cosa cerchi di preciso?- mi domandò, e mi guardò con quei suoi occhi azzurro ghiaccio. Azzurri come quelli del mio Maestro, di Marius, eppure così diversi..Lestat aveva un aspetto più dolce. Marius aveva occhi e lineamenti duri, nordici. -Sai che non sono schizzinoso..ma se devo scegliere, scelgo un uomo maturo. Ecco, quello. Glielo indicai e lui seguì con lo sguardo la direzione del mio dito. Era un uomo sulla quarantina. In carne, ben nutrito e in salute..un signore distinto, nonostante la sua mole. Aveva meravigliosi capelli neri e ricci che gli incorniciavano il volto paffuto. Non beveva, non fumava e non assumeva droghe. Era buon sangue sano. E camminava anche solo, controcorrente, in quella marea di persone. Sfruttai il mio aspetto innocente per attirarlo in un vicolo buio, con la scusa di aver bisogno d’aiuto..essendo una persona dall’animo gentile, mi seguì, pronto a darmi una mano. Povero, sciocco essere umano. Lestat rimase nell’ombra a guardare mentre mi cibavo di lui. Gli afferrai la testa, lo attirai verso di me e conficcai i miei denti, simili a sottili e affilati pugnali, nella tenera carne del suo collo. Per un attimo mi parve di essere arrivato in paradiso, venni rapito dall’estasi che provavo ad ogni mio pasto, l’estasi della vita che, attraverso il suo sangue, scorreva da lui dentro me.. Succhiai e succhiai finché non rimase soltanto una goccia. Allora lo lasciai crollare a terra, morto. Mi leccai le labbra, anche se erano perfettamente pulite. I vampiri sbavano sangue soltanto nella fantasia delle masse. Non siamo così stupidi da sprecare nemmeno una minuscola parte della vita che dobbiamo rubare per sopravvivere. Sì è così. Non siamo vivi. Ma non siamo nemmeno morti. Siamo ladri di vita. Lestat uscì dall’oscurità con una strana espressione. – E’ sempre un meraviglioso spettacolo vederti togliere la vita a qualcuno..con quel viso d’angelo..e il demonio dentro.. Non risposi al commento. Avevo già sentito troppe persone dirmi così. Sia quand’ero in vita, che adesso. Eravamo appena tornati sulla via affollata, quando Lestat si decise a parlare di nuovo. – Louis se n’è andato. Annuii. Sapeva benissimo che ne ero già a conoscenza. -Non riesco a trovarlo..ciò vuol dire che NON VUOLE essere trovato. Rimasi nuovamente in silenzio. Sapeva benissimo che ero a conoscenza anche di questo. Quella sera si nutrì con un giovane ragazzo che doveva avere vent’anni. Mi chiesi se si fosse accorto che ricordava vagamente Louis..ovviamente sì. Per questo l’aveva scelto. Mentre stavamo rientrando, si bloccò improvvisamente e mi lanciò un’occhiata. – Devo cercarlo. Annuii. Capivo benissimo. Louis non sapeva cavarsela un granché da solo. Pensai di nuovo che doveva essere il vampiro più debole che avessi mai conosciuto..il più debole..il più umano, se così si può dire. Anche Daniel spesso se ne andava. Ma non andavo mai a cercarlo. Mai. Probabilmente per il mio orgoglio. O, più probabilmente, perché sapevo che sarebbe tornato da me. Mi amava e non riusciva a stare lontano a lungo..nell’esatto momento in cui si arrendeva per l’ennesima volta all’evidenza, ero pronto ad accoglierlo nuovamente tra le mie braccia. Ma Lestat non era così. Non era calmo e paziente come me. -Dove pensi che si trovi? -Non so..e questo è ciò che più mi stupisce. Congiunsi le dita davanti al mio viso, pensando che, se l’avesse cercato da solo, non ero affatto sicuro che sarebbe riuscito a trovarlo. Lestat è molto impulsivo. -Capisco..hai bisogno di aiuto. Vengo con te. -No, non ne ho.. -Vengo con te. La decisione nella mia voce lo costrinse a rinunciare. Entrammo un momento in casa. Sapeva che prima volevo salutare velocemente Marius e Daniel, il mio nuovo e ingenuo amore. Fu proprio quest’ultimo che incontrammo mentre salivamo le scale. Lestat ci lasciò soli, e di questo gli fui immensamente grato. -Devo andarmene per un po’.- arrivai subito al punto. Vidi i suoi meravigliosi occhi viola spalancarsi dalla sorpresa. Era un vampiro davvero magnifico, ma ancora troppo giovane..stava attraversando la fase piena di sensi di colpa verso gli esseri umani che tutti i vampiri attraversano all’inizio della loro nuova “vita”. -Perché?- mi chiese. Pensai che doveva essersi accorto dell’assenza di Louis..d’altronde era grazie a lui che eravamo entrati in contatto, che aveva conosciuto i vampiri..per sua sfortuna. In un certo senso Daniel assomigliava molto a Louis. - Louis. La sua espressione cambiò e annuì, anche se con una certa riluttanza. -Tornerò presto. Gli diedi un rapido bacio sulle labbra, accarezzando i suoi corti capelli biondi. Era molto più alto di me. Pensai a quanto una scena del genere potesse risultare strana agli occhi di altri. Ero un condannato. Avevo l’aspetto di un eterno ragazzino, quasi bambino, con riccioli rossi e lunghi che incorniciavano un viso d’angelo dalle labbra carnose, e occhi grandi e scuri..talmente grazioso da poter sembrare una fanciulla. -Ti aspetterò. Non sapevo se l’avrebbe fatto davvero. Daniel aveva e ha uno spirito a volte inquieto quanto quello di Lestat. Lo guardai uscire di casa. Stava andando a nutrirsi, forse di topi e altri piccoli animali, come tanto tempo prima aveva fatto Louis. Trovai tutti gli altri ancora nel salotto dove li avevo lasciati. Pandora ancora davanti alla televisione, Santino ora seduto a leggere un libro..e poi Khayman e Marius, il mio amato Maestro. Notai che poche pedine sulla scacchiera avevano cambiato posizione. Lestat mi aspettava fuori, sul balcone. Marius si voltò a guardarmi con un sorriso. – Lestat mi ha detto. Annuii e mi avvicinai. Chissà se al mio ritorno sarebbe stato ancora lì..forse riuscì ad intuire i miei pensieri. -Aspetterò, bambino mio. Come ho sempre fatto. Mi chinai per baciarlo, e affondò una mano nei miei riccioli rossi, prima che andassi a raggiungere Lestat, in mia attesa. -Da dove vuoi cominciare?- gli chiesi, e mi sembrò di scorgere un guizzo nel suo sguardo. - Londra. Ci sollevammo in volo, e, dopo tempo dopo, raggiungemmo Londra. |