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Ciao a tutti, noi siamo Pitty e Guga e non vi deve interessare nient'altro.
Ci piace scrivere e se ciò che leggi non ti va bene cazzi tua! Se non ti va bene puoi pure offendere, tanto le vostre offese ci fanno ridere perché INSENSATE.
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Le nostra FanFiction?
Beh per ora solo una... When LOVE and DEATH embrace.
Sono i bei viaggi mentali che ci facciamo tutte le volte insieme inspirati alle Cronache dei Vampiri di quella mitica donna: Anne Rice .
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Non vi stiamo chiedendo di fare dei miracoli ma almeno di rispettare delle piccole regole. Speriamo non sia troppo difficile...

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- Diventare vampire al più presto!
- uccidere le persone che ci stanno nella nostra lunga lista: "PERSONE DA UCCIDERE"
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- Scrivere e pubblicare un libro.
- Il FilmDay una volta a settimana + Il LattePiùDay.
- Scrivere una lettera alla Rice per convincerla a fare un libro di mille pagine sulla storia d'amore tra Armand e Marius. <3
- Andare il 18/11/2008 al concerto degli Slipknot.
- Vedere almeno una volta nella vita i Placebo (T.T)


- La Nostra Fan Fiction.
- NOI NON REALIZZIAMO MAI UN CAZZO. SPECIALMENTE I NOSTRI PROPOSITI.
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Si ringrazia Pitty per l'immagine del template e per il template & codice: Vale

Capitolo 12

Autore: PiTtYk
Date: lunedì, 16 febbraio 2009, 18:21
whenloveanddeathembrace

Capitolo 12

Lestat

 

New OrleansNew OrleansNew OrleansLouis…Louis…Louis… Claudia…Louis…New Orleans.

In quel posto trovai tanti vecchi ricordi che mi aspettavano da ormai troppo tempo. Mi sforzai di cacciarli via dalla mia mente cercando di pensare ad altro ma fu impossibile.

Quella notte uccisi soltanto una volta, non sentivo nemmeno la fame e il mio cervello insieme ai miei pensieri sembravano annebbiati.

Quant’avrei rinunciato all’immortalità per poter essere come quelle due ragazze. Per avere fretta, per sentire il cuore battere…e aumentare i battiti o rallentarli. Per arrossire, per non uccidere innocenti, per vedere la luce del giorno, per crescere, invecchiare e morire.

A volte facevo quei tristi pensieri ma riuscivano soltanto a farmi rabbuiare e ogni qualvolta che arrivavano cercavo di mandarli via in tutti i modi possibili.

-Vorrei dirti qualcosa che ti faccia star meglio, ma ho paura che non ci sia niente che io possa dire che ti aiuti!- mi parlò Armand.

-Non ti preoccupare! Lo troveremo… Me la sento. Prima o poi lo troveremo! E sarà più prima che poi!- risposi appoggiando la mia mano sulla sua spalla.

Tornammo in hotel prima del sorgere del sole andando direttamente nella nostra doppia stanza senza disturbare le nostre ospiti umane che sicuramente stavano dormendo, stanche dopo il viaggio e gli ultimi giorni.

 

***

 

La sera dopo mi svegliai per ultimo.

Intuii che Armand fosse insieme alle due ragazze e in un istante lo raggiunsi.

-Buona sera!- salutai.

-Anche a te Lestat!- rispose Armand.

-Ciao Lestat!- mi salutò la sorella più piccola, Isabel.

Sam invece si limitò a muovere la testa in mia direzione come per salutarmi.

Le guardai bene studiandole. Quella sera ero serio, non avevo intenzione di litigare con Sam o insultare il fantasma. Le studiai attentamente mentre loro continuavano la loro conversazione con Armand.

Per un momento dubitai che fossero veramente sorelle. La più piccola che da come avevo capito aveva 16 anni era bionda, bambina, timida, spesso ma non volentieri si illudeva…anzi a volte sembrava che vivesse di certe illusioni. Quella più grande invece era l’opposto…

Ma quel che mi colpì di più furono i loro occhi di un dolce colore viola che fece volare la mia mente a Daniel il nuovo (e ingenuo come lo chiamava lui) amore di Armand.

-Siamo seri questa sera?- mi domandò Armand.

-Si!- risposi secco e vidi Sam sgranare gli occhi.

-Come mai?- s’intromise lei…sembrava preoccupata.

Dentro di me risi. Nessuno si preoccupa per i mostri, nessuno mai si preoccupa per i mostri come me.

-Io vado…- dissi.

-Dove vuoi andare?-

-Vado.-

-Vengo con te!-

-No Armand, vado da solo.-

E in un istante sparii dalle viste degli altri.

 

***

 

 

Quello che cercai si scoprì di essere abbastanza vicino al hotel dove alloggiavamo.

Stavo davanti a quella casa enorme una volta bellissima. Due piani ed un giardino grandissimo.

La casa dove io, Louis e Claudia avevamo vissuto per più di trent’anni, e proprio in quella casa cercarono di uccidermi e ce l’avevano quasi fatta.

Maledii Claudia e decisi di entrare.

Camminavo piano lanciando occhiate qua e là per il giardino. L’erba era abbastanza alta, gli alberi anche loro. Non c’erano più fiori, non c’erano colori… io almeno vedevo tutto in bianco e nero quella sera.

Per entrare bastò soltanto forzare un po’ la porta e in un momento ebbi davanti il grande salotto. Per un istante ebbi l’istinto di andarmene da lì e non bazzicare i ricordi che stavano bazzicando me.

Non me ne andai, restai nella casa. Me l’ero promesso e le emozioni umane non mi dovevano più toccare… anzi, non mi dovevano nemmeno più sfiorare. Dovevo fare bene la mia parte, dovevo recitare bene la parte del diavolo…anzi dovevo immedesimarmi completamente.

Vidi la stanza di Claudia e ci entrai per dare un’occhiata, c’erano bambole sparse per la stanza, rovinate, piene di polvere.

La maledii ancora una volta. L’odio che provavo nei suoi confronti non era scomparso nemmeno con la sua morte ben meritata.

Uscii dalla sua stanza e andai a vedere la mia, la bara riposava ancora al suo posto, il letto in mezzo alla grande stanza era come un accessorio, stava lì soltanto per bellezza.

Entrai nella camera di Louis che era intatta come tutte le altre. Mi sedetti appoggiando un braccio sulla bara nella quale riposava il mio amato vampiro, con il cuore umano, a quei tempi.

-Oh Louis…- sospirai.

-Perché non vuoi accettare che mi ami Louis? Perché continui a scappare?-

-Ma io so Louis che tu mi ami… so che mi odi Louis!-

Ma a chi parlavo? Louis chi sa dov’era. Louis non mi sentiva…

Ma rimasi lì, forse qualche spirito o stupido fantasma (vedi Ginger) stava ridendo di me. Non me ne importava minimamente.

Stetti lì per qualche decina di minuti dopo i quali tornai nel grande salotto e sedendomi sulla piccola sedia iniziai a suonare il piano.

Era pieno di polvere ed era pure scordato, con il passare del tempo tutto si rovina… i piccoli oggetti, quelli grandi, gli umani…ma anche noi, i mostri?

 

 

Armand

 

-Vado a riprendere Lestat.- dissi all’improvviso.

Mi alzai dal divano. Ero convinto che fosse rimasto abbastanza tempo da solo, in quella gelida casa desolata, la casa in cui un tempo aveva vissuto assieme a Louis e alla “loro bambina” Claudia...sì, sapevo che era lì. Potevo vederlo, seduto al pianoforte, con le mani tremanti che correvano lungo i tasti...potevo anche sentire la musica. Il piano era scordato, e questo rendeva quella scena più malinconica di quanto già non fosse.

Aveva avuto bisogno di stare solo con sé stesso, ma adesso aveva bisogno di me.

Isabel mi guardò con gli occhi spalancati. Era curiosa di sapere dove fosse andato il vampiro biondo, il vampiro “cattivo”...come anche la sorella.

-Veniamo anche noi!- esclamò Sam, alzandosi a sua volta.

-No, è meglio di no.

-Perché?

-Perché lo dico io- risposi semplicemente.

-Se non ci porti scappiamo ancora!

Mi sfuggii un sorriso. – Non ci metterei granché a trovarvi di nuovo...

Sam mi lanciò un’occhiataccia. – Lo dici tu.

-Dai, Armand...perché non possiamo venire? Dov’è andato Lestat?- chiese dolcemente Isabel. Odiava discutere e odiava quando le persone discutevano...proprio il contrario della sorella più grande.

-Aveva delle cose da fare...- mormorai. Le guardai un po’. D’altronde la loro presenza non avrebbe cambiato granché...io e Lestat non avevamo bisogno delle parole per comunicare e comprenderci. E non avevo intenzione di passare altro tempo con mortali irritabili e amareggiate. – Va bene. Venite.

La più piccola mi fece un sorrisone. Sperava che Lestat fosse andato a nutrirsi...così da vederlo all’opera. Mi chiesi come potesse volere una cosa del genere. Così dolce, così tenera...con desideri così morbosi.

Mi seguirono entrambe fuori dalla camera e poi dall’hotel.

-Come e dove andiamo?- domandò Sam, camminando accanto a me.

-Non è lontano. Ci arriveremo in pochi minuti.

E in pochi minuti vi fummo davanti.

Non ero mai stato in quella casa, ma la conoscevo grazie ai pensieri di Lestat. La conoscevo in ogni sua stanza, in ogni minimo particolare...potevo vederla ai tempi in cui era una casa meravigliosa e sfarzosa...e potevo vederla adesso, rovinata e distrutta dal passare del tempo.

-Voi aspettate qui.

Nessuna delle due sollevò obiezioni. Sarebbero state felici di seguirmi...ma capivano che stavolta non avrei acconsentito.

Entrai e mi ritrovai nel grande salotto che vedevo nei pensieri di Lestat.

Ed eccolo, il mio amato vampiro. Suonava il pianoforte scordato, ad occhi chiusi, per non vedere ancora tutto ciò che lo circondava.

Desolazione. Macerie di amori che ormai avevano abbandonato quel luogo da molto tempo.

Mi avvicinai lentamente a lui, portandomi alle sue spalle. Sapeva benissimo che ero lì...ma continuò a suonare, senza badarmi.

Lo abbracciai da dietro, stringendolo forte, e gli posai un leggero bacio sulla guancia.

Aprì gli occhi per guardare davanti a sé e parlò. – Sento ancora la sua presenza. E quella di Claudia...

Annuii.

-E’ stato qui...da poco.- richiuse le palpebre e sospirò.

Gli accarezzai i soffici capelli biondi, mentre lui continuava a suonare. – Le due ragazze hanno mandato lo spirito a cercare informazioni. Lestat...Louis non vuole farsi trovare. Tu sei sicuro...?

Non mi fece finire. – No, non sono sicuro di niente...- sussurrò.

Sentivo tutta la sua sofferenza e ne soffrivo anch’io. Lestat era uno dei miei amati vampiri, e non poteva che essere così. Se avessi potuto fare qualunque cosa, l’avrei fatta. Lasciai che questi pensieri lo raggiungessero.

Lestat si posò le mani in grembo. La stanza si riempì di silenzio.

Voltò il viso per darmi un dolce bacio sulle labbra.

-Grazie...

Lo liberai dal mio abbraccio per permettergli di alzarsi, e poi uscimmo insieme.

Sam e Isabel erano ancora lì davanti ad aspettarci. Ovviamente.

-Eri tu che suonavi?- chiese Sam a Lestat, e cercò di capire dal suo viso cosa fosse successo.

Ma non poteva.

-Sì.

-Non sei granché bravo, sai?

-Il piano era scordato. Vuoi accordarlo tu?

Nessuno dei due voleva perdere l’occasione di battibeccare.

Per tutto il tragitto fino all’albergo discussero senza alcun motivo. Almeno così Lestat si teneva impegnato con qualcosa...

-Noi dobbiamo andare.- dissi una volta davanti all’entrata. – Voi salite in camera...torneremo tra poco.

Isabel desiderava ancora vederci all’opera. La guardai un attimo negli occhi e scossi leggermente la testa.

Non volevo che vedessero il nostro vero viso...il viso della morte.

Aspettammo che entrassero e poi ci allontanammo, lungo vicoli bui e quasi deserti, dove le uniche persone che camminavano erano persone alla ricerca del sonno eterno.

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