About Us
Photobucket
Ciao a tutti, noi siamo Pitty e Guga e non vi deve interessare nient'altro.
Ci piace scrivere e se ciò che leggi non ti va bene cazzi tua! Se non ti va bene puoi pure offendere, tanto le vostre offese ci fanno ridere perché INSENSATE.
E tornando serie... non vi deve interessare chi siamo ma semplicemente leggete e lasciate un commento perché ci farà piacere.
About Our FF
Photobucket
Le nostra FanFiction?
Beh per ora solo una... When LOVE and DEATH embrace.
Sono i bei viaggi mentali che ci facciamo tutte le volte insieme inspirati alle Cronache dei Vampiri di quella mitica donna: Anne Rice .
Our Rules
Photobucket
Non vi stiamo chiedendo di fare dei miracoli ma almeno di rispettare delle piccole regole. Speriamo non sia troppo difficile...

1. Se passate di qua lasciate un FOTTUTO COMMENTO!

2. Per favore scrivete l'italiano e non c!40 b3LL4 ecc ecc. E vi pregheremo anche di fare a meno delle abbreviazioni... NON CI PIACCIONO!

3. Se non vi piace ciò che scriviamo accettiamo benissimo i vostri giudizi negativi... ma per favore non inziate anche qui a dire "Pitty è una troia ecc ecc". Fate pena!

4. Per favore non iniziate a chiacchierare nei commenti... Potete farlo liberamente invece nella tag.

5. Non spammate per favore... se volete potete affiliarvi con il nostro blog (non accetteremo tutti) facendo una richiesta mandando un messaggio privato a Pitty(se siete registrati su splinder) altrimenti scrivetelo nei commenti (noi li leggiamo tutti e faremo in modo di rispondere).

6. Non litigate, non offendetevi... certi cazzi vostri li fate da qualche altra parte. Non vogliamo vedere gente litigare in questo blog altrimenti sono cazzi.
Buoni Propositi
Photobucket
- Diventare vampire al più presto!
- uccidere le persone che ci stanno nella nostra lunga lista: "PERSONE DA UCCIDERE"
- Conoscere i Dari (chissà perché)
- Scrivere e pubblicare un libro.
- Il FilmDay una volta a settimana + Il LattePiùDay.
- Scrivere una lettera alla Rice per convincerla a fare un libro di mille pagine sulla storia d'amore tra Armand e Marius. <3
- Andare il 18/11/2008 al concerto degli Slipknot.
- Vedere almeno una volta nella vita i Placebo (T.T)


- La Nostra Fan Fiction.
- NOI NON REALIZZIAMO MAI UN CAZZO. SPECIALMENTE I NOSTRI PROPOSITI.
Citazioni
Qui si serve
Il Burger del Delitto
Non devi attendere
Alle porte del Paradiso
La Morte azima.
Puoi morire
Proprio in questo angolo.
Maionese, cipolle, dominazione della carne.
Se vuoi mangiarlo
Devi nutrirlo
"Ritorna presto."
"Ci puoi contare."



Music Player


MusicPlaylist

Tag Board


Fan List
Photobucket Photobucket Photobucket Photobucket Photobucket Photobucket Photobucket Photobucket Photobucket Photobucket Photobucket Photobucket Photobucket
Link Me




Affiliazioni



Commenti Recenti


PiTtYk in Capitolo 11
utente anonimo in Capitolo 11
PiTtYk in Capitolo 11
utente anonimo in Capitolo 11
utente anonimo in Capitolo 11
utente anonimo in Capitolo 11
PiTtYk in Capitolo 11
utente anonimo in Capitolo 11


Visitatori
in *loading*
Archivio
oggi
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
Categorie
whenloveanddeathembrace
Credits
Si ringrazia Pitty per l'immagine del template e per il template & codice: Vale

Capitolo 12

Autore: PiTtYk
Date: lunedì, 16 febbraio 2009, 18:21
whenloveanddeathembrace

Capitolo 12

Lestat

 

New OrleansNew OrleansNew OrleansLouis…Louis…Louis… Claudia…Louis…New Orleans.

In quel posto trovai tanti vecchi ricordi che mi aspettavano da ormai troppo tempo. Mi sforzai di cacciarli via dalla mia mente cercando di pensare ad altro ma fu impossibile.

Quella notte uccisi soltanto una volta, non sentivo nemmeno la fame e il mio cervello insieme ai miei pensieri sembravano annebbiati.

Quant’avrei rinunciato all’immortalità per poter essere come quelle due ragazze. Per avere fretta, per sentire il cuore battere…e aumentare i battiti o rallentarli. Per arrossire, per non uccidere innocenti, per vedere la luce del giorno, per crescere, invecchiare e morire.

A volte facevo quei tristi pensieri ma riuscivano soltanto a farmi rabbuiare e ogni qualvolta che arrivavano cercavo di mandarli via in tutti i modi possibili.

-Vorrei dirti qualcosa che ti faccia star meglio, ma ho paura che non ci sia niente che io possa dire che ti aiuti!- mi parlò Armand.

-Non ti preoccupare! Lo troveremo… Me la sento. Prima o poi lo troveremo! E sarà più prima che poi!- risposi appoggiando la mia mano sulla sua spalla.

Tornammo in hotel prima del sorgere del sole andando direttamente nella nostra doppia stanza senza disturbare le nostre ospiti umane che sicuramente stavano dormendo, stanche dopo il viaggio e gli ultimi giorni.

 

***

 

La sera dopo mi svegliai per ultimo.

Intuii che Armand fosse insieme alle due ragazze e in un istante lo raggiunsi.

-Buona sera!- salutai.

-Anche a te Lestat!- rispose Armand.

-Ciao Lestat!- mi salutò la sorella più piccola, Isabel.

Sam invece si limitò a muovere la testa in mia direzione come per salutarmi.

Le guardai bene studiandole. Quella sera ero serio, non avevo intenzione di litigare con Sam o insultare il fantasma. Le studiai attentamente mentre loro continuavano la loro conversazione con Armand.

Per un momento dubitai che fossero veramente sorelle. La più piccola che da come avevo capito aveva 16 anni era bionda, bambina, timida, spesso ma non volentieri si illudeva…anzi a volte sembrava che vivesse di certe illusioni. Quella più grande invece era l’opposto…

Ma quel che mi colpì di più furono i loro occhi di un dolce colore viola che fece volare la mia mente a Daniel il nuovo (e ingenuo come lo chiamava lui) amore di Armand.

-Siamo seri questa sera?- mi domandò Armand.

-Si!- risposi secco e vidi Sam sgranare gli occhi.

-Come mai?- s’intromise lei…sembrava preoccupata.

Dentro di me risi. Nessuno si preoccupa per i mostri, nessuno mai si preoccupa per i mostri come me.

-Io vado…- dissi.

-Dove vuoi andare?-

-Vado.-

-Vengo con te!-

-No Armand, vado da solo.-

E in un istante sparii dalle viste degli altri.

 

***

 

 

Quello che cercai si scoprì di essere abbastanza vicino al hotel dove alloggiavamo.

Stavo davanti a quella casa enorme una volta bellissima. Due piani ed un giardino grandissimo.

La casa dove io, Louis e Claudia avevamo vissuto per più di trent’anni, e proprio in quella casa cercarono di uccidermi e ce l’avevano quasi fatta.

Maledii Claudia e decisi di entrare.

Camminavo piano lanciando occhiate qua e là per il giardino. L’erba era abbastanza alta, gli alberi anche loro. Non c’erano più fiori, non c’erano colori… io almeno vedevo tutto in bianco e nero quella sera.

Per entrare bastò soltanto forzare un po’ la porta e in un momento ebbi davanti il grande salotto. Per un istante ebbi l’istinto di andarmene da lì e non bazzicare i ricordi che stavano bazzicando me.

Non me ne andai, restai nella casa. Me l’ero promesso e le emozioni umane non mi dovevano più toccare… anzi, non mi dovevano nemmeno più sfiorare. Dovevo fare bene la mia parte, dovevo recitare bene la parte del diavolo…anzi dovevo immedesimarmi completamente.

Vidi la stanza di Claudia e ci entrai per dare un’occhiata, c’erano bambole sparse per la stanza, rovinate, piene di polvere.

La maledii ancora una volta. L’odio che provavo nei suoi confronti non era scomparso nemmeno con la sua morte ben meritata.

Uscii dalla sua stanza e andai a vedere la mia, la bara riposava ancora al suo posto, il letto in mezzo alla grande stanza era come un accessorio, stava lì soltanto per bellezza.

Entrai nella camera di Louis che era intatta come tutte le altre. Mi sedetti appoggiando un braccio sulla bara nella quale riposava il mio amato vampiro, con il cuore umano, a quei tempi.

-Oh Louis…- sospirai.

-Perché non vuoi accettare che mi ami Louis? Perché continui a scappare?-

-Ma io so Louis che tu mi ami… so che mi odi Louis!-

Ma a chi parlavo? Louis chi sa dov’era. Louis non mi sentiva…

Ma rimasi lì, forse qualche spirito o stupido fantasma (vedi Ginger) stava ridendo di me. Non me ne importava minimamente.

Stetti lì per qualche decina di minuti dopo i quali tornai nel grande salotto e sedendomi sulla piccola sedia iniziai a suonare il piano.

Era pieno di polvere ed era pure scordato, con il passare del tempo tutto si rovina… i piccoli oggetti, quelli grandi, gli umani…ma anche noi, i mostri?

 

 

Armand

 

-Vado a riprendere Lestat.- dissi all’improvviso.

Mi alzai dal divano. Ero convinto che fosse rimasto abbastanza tempo da solo, in quella gelida casa desolata, la casa in cui un tempo aveva vissuto assieme a Louis e alla “loro bambina” Claudia...sì, sapevo che era lì. Potevo vederlo, seduto al pianoforte, con le mani tremanti che correvano lungo i tasti...potevo anche sentire la musica. Il piano era scordato, e questo rendeva quella scena più malinconica di quanto già non fosse.

Aveva avuto bisogno di stare solo con sé stesso, ma adesso aveva bisogno di me.

Isabel mi guardò con gli occhi spalancati. Era curiosa di sapere dove fosse andato il vampiro biondo, il vampiro “cattivo”...come anche la sorella.

-Veniamo anche noi!- esclamò Sam, alzandosi a sua volta.

-No, è meglio di no.

-Perché?

-Perché lo dico io- risposi semplicemente.

-Se non ci porti scappiamo ancora!

Mi sfuggii un sorriso. – Non ci metterei granché a trovarvi di nuovo...

Sam mi lanciò un’occhiataccia. – Lo dici tu.

-Dai, Armand...perché non possiamo venire? Dov’è andato Lestat?- chiese dolcemente Isabel. Odiava discutere e odiava quando le persone discutevano...proprio il contrario della sorella più grande.

-Aveva delle cose da fare...- mormorai. Le guardai un po’. D’altronde la loro presenza non avrebbe cambiato granché...io e Lestat non avevamo bisogno delle parole per comunicare e comprenderci. E non avevo intenzione di passare altro tempo con mortali irritabili e amareggiate. – Va bene. Venite.

La più piccola mi fece un sorrisone. Sperava che Lestat fosse andato a nutrirsi...così da vederlo all’opera. Mi chiesi come potesse volere una cosa del genere. Così dolce, così tenera...con desideri così morbosi.

Mi seguirono entrambe fuori dalla camera e poi dall’hotel.

-Come e dove andiamo?- domandò Sam, camminando accanto a me.

-Non è lontano. Ci arriveremo in pochi minuti.

E in pochi minuti vi fummo davanti.

Non ero mai stato in quella casa, ma la conoscevo grazie ai pensieri di Lestat. La conoscevo in ogni sua stanza, in ogni minimo particolare...potevo vederla ai tempi in cui era una casa meravigliosa e sfarzosa...e potevo vederla adesso, rovinata e distrutta dal passare del tempo.

-Voi aspettate qui.

Nessuna delle due sollevò obiezioni. Sarebbero state felici di seguirmi...ma capivano che stavolta non avrei acconsentito.

Entrai e mi ritrovai nel grande salotto che vedevo nei pensieri di Lestat.

Ed eccolo, il mio amato vampiro. Suonava il pianoforte scordato, ad occhi chiusi, per non vedere ancora tutto ciò che lo circondava.

Desolazione. Macerie di amori che ormai avevano abbandonato quel luogo da molto tempo.

Mi avvicinai lentamente a lui, portandomi alle sue spalle. Sapeva benissimo che ero lì...ma continuò a suonare, senza badarmi.

Lo abbracciai da dietro, stringendolo forte, e gli posai un leggero bacio sulla guancia.

Aprì gli occhi per guardare davanti a sé e parlò. – Sento ancora la sua presenza. E quella di Claudia...

Annuii.

-E’ stato qui...da poco.- richiuse le palpebre e sospirò.

Gli accarezzai i soffici capelli biondi, mentre lui continuava a suonare. – Le due ragazze hanno mandato lo spirito a cercare informazioni. Lestat...Louis non vuole farsi trovare. Tu sei sicuro...?

Non mi fece finire. – No, non sono sicuro di niente...- sussurrò.

Sentivo tutta la sua sofferenza e ne soffrivo anch’io. Lestat era uno dei miei amati vampiri, e non poteva che essere così. Se avessi potuto fare qualunque cosa, l’avrei fatta. Lasciai che questi pensieri lo raggiungessero.

Lestat si posò le mani in grembo. La stanza si riempì di silenzio.

Voltò il viso per darmi un dolce bacio sulle labbra.

-Grazie...

Lo liberai dal mio abbraccio per permettergli di alzarsi, e poi uscimmo insieme.

Sam e Isabel erano ancora lì davanti ad aspettarci. Ovviamente.

-Eri tu che suonavi?- chiese Sam a Lestat, e cercò di capire dal suo viso cosa fosse successo.

Ma non poteva.

-Sì.

-Non sei granché bravo, sai?

-Il piano era scordato. Vuoi accordarlo tu?

Nessuno dei due voleva perdere l’occasione di battibeccare.

Per tutto il tragitto fino all’albergo discussero senza alcun motivo. Almeno così Lestat si teneva impegnato con qualcosa...

-Noi dobbiamo andare.- dissi una volta davanti all’entrata. – Voi salite in camera...torneremo tra poco.

Isabel desiderava ancora vederci all’opera. La guardai un attimo negli occhi e scossi leggermente la testa.

Non volevo che vedessero il nostro vero viso...il viso della morte.

Aspettammo che entrassero e poi ci allontanammo, lungo vicoli bui e quasi deserti, dove le uniche persone che camminavano erano persone alla ricerca del sonno eterno.

commenti

Capitolo 11

Autore: PiTtYk
Date: venerdì, 09 gennaio 2009, 17:47
whenloveanddeathembrace

CAPITOLO 11- Isabel

 

Era quasi l’alba quando Ginger tornò da noi, nervoso e facilmente irritabile.

-Oh, Ginger eccoti!- esclamai, vedendolo comparire, seduto a gambe incrociate su una delle morbide poltrone del salotto.

-Ginger!

-Si, sono proprio io e allora?- fu il suo saluto, accompagnato da una smorfia.

Era teso e si vedeva.

-Oh, finalmente è tornato il fantasmino?- domandò Lestat.

Ginger sbuffò. – Questo tizio è davvero insopportabile...ma chi è quell’idiota che ha avuto l’idea di farlo vampiro? Voleva davvero tenerselo tutta l’eternità?

Sam, che prima sembrava volergli rispondere male, scoppiò a ridere. – In effetti...

Lestat ci guardò male. – Allora? Che notizie ha?

-Guarda che glielo puoi anche chiedere tu...non è mica sordo.

Pensai che se avessero continuato così ancora per un pezzo sarei impazzita del tutto. In quel momento ero parecchio infastidita. Prima ero scoppiata a piangere come una bambina, e io ODIAVO piangere davanti agli altri. Odiavo PIANGERE in generale. Non sopportavo di rendere gli altri partecipi della mia debolezza...

Lestat alzò gli occhi al soffitto. – Allora fantasmino, che notizie hai?

Ginger sbuffò di nuovo. – Per, favore, ditegli che sono qui...quel vampiro è davvero stupido.

Lo guardai un po’ male. Ovvio che non lo guardava, non poteva vederlo...lì dentro sparavano tutti cattiverie gratuite...- Lestat, è seduto sulla poltrona...- glielo indicai.

-E allora?

Armand lo fulminò con un’occhiata. – Ginger...hai qualche notizia?- domandò, e il suo tono era talmente gentile che per un momento mi fece dimenticare chi era. Aveva un aspetto e un atteggiamento così dolci...

Ginger annuì verso me e mia sorella. – Ho scoperto che quello che stiamo cercando...aspetta, come si chiama...

-Ginger, vieni al punto!

- Louis! Ecco come si chiama!- esclamò soddisfatto. – Beh, è stato davvero qui...per la precisione otto giorni fa.

Scossi la testa. – Questo lo sappiamo già, Ginger...

-Come lo sapete!?- ci rimase male.

-Sì, Armand ha letto nei pensieri di un altro vampiro e ha visto Louis.

Lestat alzò gli occhi al cielo. – Oh, fantastico...tutta notte ad aspettarlo e ci dice qualcosa che sappiamo già.

Sam lo guardò male. – Lascialo in pace.

-E poi ho scoperto dell’altro...- continuò Ginger senza curarsi dei due. – Dunque, a quanto pare ci sono tracce di Louis a...aspetta un attimo, che mi ricordi il nome...

-Ginger!

-Ah, già, New Orleans!

“Evviva, dobbiamo ripartire di nuovo...” commentai dentro di me, e iniziai a tormentarmi una ciocca di capelli.

- New Orleans?- chiese Armand, spalancando gli occhi.

Mi ricordai solo in quel momento, come al solito, che ci potevano leggere nel pensiero, proprio come Ginger. Arrossii.

-Ti dispiace uscire dalla mia mente?- gli dissi, un po’ seccata.

-Scusa- rispose tranquillamente.

Lestat si lasciò cadere seduto sul divano, accanto a lui. – Quindi Louis è a New Orleans?

Ginger scosse la testa. – Ci sono tracce di lui a New Orleans...- lo corresse.

-Ci sono tracce di lui a New Orleans.- ripetei per i due vampiri.

-Potrebbe anche non trovarsi lì. – spiegò Sam.

-Grazie, l’avevo capito da solo.

Stranamente mia sorella non gli rispose per le rime. Mi chiesi se Lestat fosse così anche normalmente, o se era soltanto la situazione...

-Perché la situazione dovrebbe cambiarmi?

Abbassai lo sguardo. Gli dissi che odiavo il loro potere e lo pregai di uscire dalla mia testa.

-Come mai? Hai qualcosa da nascondere?

-Esci dalle loro menti e falla finita Lestat.

Il tono di Armand non era né implorante né irritato e neppure arrabbiato. Era...semplicemente incolore. Senza alcuna emozione. Pensai che soltanto un vampiro poteva avere una voce così...

-Sta per sorgere il sole. Dobbiamo andare a dormire. Non potevi fare un po’ più in fretta, fantasmino?

-Dormite anche voi...- disse Armand, scattando in piedi. – Domani notte partiremo di nuovo...

Annuii. – Buona...- ci pensai un attimo. – Buona dormita.

Armand mi sorrise.

Li guardai allontanarsi, diretti alla seminterrato dove, supponevo, ci dovevano essere le bare in cui dormivano. Mi sarebbe piaciuto vederli mentre riposavano...doveva essere davvero inquietante...ma meraviglioso.  Gli occhi chiusi, la pelle bianca, simili ad immobili statue marmoree...come se fossero immersi nel sonno della morte.

Ma che diavolo pensavo. Loro ERANO morti.

 

*********

 

La sera dopo ci trovavamo di nuovo sull’aereo di Armand. Ma questa volta io e mia sorella non stavamo dormendo.

Se anche avessimo voluto farlo, non avremmo comunque potuto. Lestat ci teneva impegnate in una conversazione serrata. Voleva sapere tutto degli spiriti.

-Quando vi appaiono? E soprattutto come?

Sembrava un’intervista. Io e Sam ci guardammo un secondo prima di rispondere.

-Beh...- cominciai. – Intanto di solito ci appare Ginger...e usiamo lui per parlare con gli altri. Se c’è lui che ci aiuta è molto più facile.

-E poi ci appaiono all’improvviso- continuò Sam. – Un secondo prima ci giriamo e non c’è nulla, il secondo dopo salta fuori qualcuno...

Armand ascoltava, ma non diceva niente. A volte si perdeva a guardare fuori dal finestrino il cielo nero ricoperto di stelle, il mento appoggiato alla mano...in quei momenti sembrava davvero un bambino.

-E a cosa li usate di solito? Cioè...non so...cosa gli chiedete?

-Niente! Cosa gli dovremmo chiedere?- rispose mia sorella con tono sarcastico. – Come si sta all’altro mondo?

-A volte non sanno neanche di essere morti...- dissi tristemente.

-Quindi non servono a niente...- concluse Lestat. – E quindi...- alzò la voce. – Vuol dire che quando dico a Ginger che è uno stupido fantasma, ho perfettamente ragione!

Ridacchiai.

-Se cerchi di far arrabbiare Ginger non credo che tu ci possa riuscire...- commentò Sam, e cominciò anche lei a ridacchiare.

Lestat ci guardò con aria di superiorità. – Che c’è da ridere?

-Beh...sai, Ginger non ha bisogno dell’aereo...lui si può spostare come e quando vuole! 

Armand si risvegliò improvvisamente dal suo stato di apatia e scoppiò a ridere.

Lo guardammo incuriosite.

-Bene Lestat...ciò vuol dire che hai sempre parlato da solo per tutta la durata del nostro ultimo viaggio.

Cominciammo a ridere anche io e mia sorella, mentre Lestat scuoteva la testa.

-E che cosa diceva?

-Oh, le solite cattiverie...

- Lestat, lascia stare il vuoto!- sghignazzò Sam.

-E’ il vuoto che non lascia stare me!- commentò lui, e diede una manata all’aria.

Quando finalmente le risate finirono, chiesi -Ma avete una casa pure a New Orleans?

Lestat e Armand si guardarono un secondo.

-L’avevo. Ma ora non più.

-Andremo in albergo...- disse Armand, pensieroso.

-Ma...non dovete dormire in una bara?

-E’ solo per comodità...preferiamo dormire nelle bare, ma possiamo anche dormire in un normalissimo letto...basta solo stare lontani dal sole- mi rispose Lestat.

Dopo la mia domanda immaginai una cosa.

Immaginai un albergo di vampiri con le bare nelle camere al posto dei letti. Stanze scure senza finestre e molto lussuose. E il servizio in camera? Beh...di certo avrebbero portato umani vivi ovviamente. Recalcitranti, che urlavano disperati... Mi vidi la scena davanti agli occhi.

-Non sarebbe una cattiva idea, sai?- commentò Armand, inarcando un sopracciglio. – Ma non esiste niente del genere...

Ecco. L’aveva fatto di nuovo. Aveva di nuovo letto nei miei pensieri. Per un momento l’odiai.

-Scusami. Non ne avevo l’intenzione...

Scossi la testa. Tanto sapevo che sarebbe successo ancora.

 

*******

 

Quella notte appena arrivati all’albergo, la prima cosa a cui guardai fu che c’erano i letti. Io e mia sorella ritrovammo Ginger già in camera, ad aspettarci.

Noi due occupammo una stanza, i vampiri un’altra.

Noi ordinammo qualcosa al servizio in camera, loro uscirono prima dell’alba...

Nonostante sapessi che avrebbero ucciso qualcun altro, magari anche un innocente...non riuscivo a vederli come assassini. All’inizio mi sembravano malvagi...

Ma ormai non ero più capace di pensare a loro come dei mostri.

Avrei voluto andare anch’io e vederli cibarsi.

 

 

commenti (11)

Capitolo 10

Autore: PiTtYk
Date: lunedì, 22 dicembre 2008, 19:11
whenloveanddeathembrace

Capitolo 10 – Sam

 

 

I unlit the light to embrace the dark

To be near but not to turn into you my darling

Forever we're lost in our souls' storm

 

 

Fu inevitabile non pensare che quella sia stata la notte peggiore della mia vita. Non potevo fare nulla per ritrovare i miei genitori, da Londra nessuna notizia…la polizia non aveva scoperto niente. Non riuscivo nemmeno a stare da sola insieme al mio dolore… due vampiri erano quasi sempre con noi leggendo spudoratamente nei nostri pensieri, come d’altronde faceva anche il nostro carissimo Ginger.

Mi sentivo più che mai priva di libertà e non potevo far a meno di desiderare la fine di tutto questo… Ma Lestat non mi uccise. La prossima volta mi impegnerò di più, non è poi difficile farlo arrabbiare.

Guardavo mia sorella sdraiata sul divano, era cosi ingenua che pensava persino che quei vampiri ci avrebbero aiutate. Perché non ho dato ascolto a Ginger? La verità è che anche io mi illusi, ma ormai era troppo tardi per tornare indietro. Il gioco è appena iniziato ma non vedo l’ora che finisca.

Mi accesi un’altra sigaretta.

-Ma Ginger che fine avrà fatto?

Isabel ruppe quel fottuto silenzio che regnava nell’aria.

-Chiedilo a lui…

-Dici che i due la prenderanno male se non torna presto?

-Direi di si… Affari loro.

-Ma…

-Affari loro tesoro, noi li aiutiamo ma non c’è una regola, non c’è una data prestabilita! Potremmo ritrovare quel vampiro anche fra due anni, no?

-Io invece spero che con l’aiuto di Ginger e degli spiriti lo troveremo al più presto.

-In effetti, lo spero anch’io.

-Sai che mi da fastidio il fumo?

Ancora quella voce irritante di Lestat. Ogni volta che lo guardavo e sentivo parlare mi faceva pensare ai principino viziati che si trovavano nei libri o film.

Si, era perfetto per un ruolo del genere.

Armand rise.

-In effetti Lestat è proprio un principino viziato.

-Cosa sono io?

-No per favore non litigate ancora.

Ci pregò mia sorella. Le sorrisi.

La potevo benissimo capire, era mia abitudine litigare con tutti e ora avevo trovato la “persona” che condivideva la mia…chiamiamola passione.

-Avete “mangiato” bene?

-Si, per fortuna non ho mangiato te…avrei perso l’appetito per qualche giorno.

Isabel e Armand  alzarono gli occhi al cielo come per dire “non ne posso più di questi due…”

-Allora Ginger è tornato?

Domandò il vampiro dei capelli rossi.

-No.

Rispose Isabel.

-Ma che fine ha fatto?

-Non lo sappiamo…sono strani gli spiriti.

-Gli spiriti sono stupidi direi io.

Intervenne ancora Lestat con i suoi insulti gratuiti.

-Comunque speriamo torni presto, dobbiamo parlare con lui, abbiamo delle notizie che dovrebbero essere confermate.

-Che notizie?

Domandammo all’unisono io e mia sorella.

-Leggendo i pensieri di un vampiro…diciamolo pure… un novellino che vagava da solo da queste parti ho visto nei suoi ricordi Luois. E’ stato da queste parti una settimana fa.

-Oddio.

-E molto probabilmente siamo arrivati troppo tardi.

-Mannaggia a quel fantasma!

-Smetti di insultare Ginger, di sicuro tu non sei migliore di lui.

-Chi non è migliore di uno stupido spettro?

Respirai profondamente, chiusi gli occhi, li riaprii e uscì di casa con gli sguardi di tutti gli altri puntati addosso.

-Mi sa che hai esagerato.

Sentii dire da Isabel.

Mi sedetti sull’erba bagnata del giardino e guardai la luna. Quella notte era più luminosa del solito, anzi non avevo mai visto la luna cosi bella come quella notte.

Sentivo i rumori dei passi che si avvicinavano a me, potevo intuire anche chi fosse. Isabel sarebbe venuta correndo, Lestat non si sarebbe fatto sentire … era Armand, il vampiro sereno e impassibile.

-Perspicace! Sono proprio io!

-Puoi fare a meno di leggere i miei pensieri? Per piacere.

-Va bene.

Mi fidai.

-Anche a me piace ammirare il cielo.

-Anche a me, ma non in compagnia.

Soffocò una risata.

Non mi era possibile capire come riuscisse a non spazientirsi davanti alla mia insolenza e l’arroganza di Lestat…e anche alla stupidità di Ginger.

-Toglierò il disturbo presto, sono venuto per scusarmi in nome di Lestat.

-Tu non ti devi scusare per quel imbecille!

Lo vidi sorridere ancora. Facevo così ridere? Da quando?

-Lui si comporta cosi perché non vede l’ora di trovare Louis.

-Io invece direi che è cosi di natura… INSOPPORTABILE.

-Può essere… questa cosa risulta solo ad alcune persone. E diciamolo pure, almeno io lo penso che anche tu hai un carattere simile al suo.

-Grazie per avermi detto che sono una povera imbecille, idiota, insopportabile.

-Ma è cosi che vedi tu Lestat, in fondo è buono.

-Sinceramente…ne dubito!

Non mi rispose.

-Pensi che sarà difficile trovare quel vamp… Louis?

-Se lui lo vuole si, penso che sarà abbastanza difficile.

Sbuffai.

Armand tolse lo sguardo dalla luna e mi guardò, mi accarezzo per un secondo la guancia e senza dire nulla se ne andò. La sua mano era fredda, più fredda persino del ghiaccio e rabbrividii al pensiero e sentii quel freddo pervadere il mio corpo per qualche istante.

Ed era talmente bello da far paura. Era più grazioso di un angelo. E anche Lestat, per quanto fosse stato diverso da Armand quella bellezza fuori dal comune li rendeva simili.

Ero indecisa se ritenerci fortunate o meno ad aver trovato quei due… ormai non sapevo più neanche come chiamarli.

All’improvviso pensai ad altro, cose insensate… avevo paura che uno di loro fosse in ascolto o peggio, che Ginger mi sentisse.

 

***

 

Erano già le 3. La stanchezza si faceva sentire sempre di più.

Io fumavo. Isabel tormentava una ciocca di capelli. Armand era pensieroso seduto su una sedia e Lestat girava per il salotto, suonava il piano o cercava delle validi ragioni per litigare con me.

-Ho fame!

Disse mia sorella.

-Ora che ci penso anch’io.

-Mangiatevi a vicenda!

Consigliò Lestat.

Ormai avevo smesso di rispondere agli istighi di Lestat.

Armand alzò lo sguardo.

-E’ vero… questa cosa mi è sfuggita.

-Mi sa…

-Cosa mangiate voi?

-Quello che mangiavi anche tu quand’eri umano… anzi mi sa di no perché è passato tanto tempo da allora.

-E dove troviamo da mangiare a quest’ora?

-Ci sarà pur un posto dove tengono aperto anche di notte.

-Sicuramente.

-Allora andiamo.

-Come abbiamo intenzione di andarci?

-Vi portiamo noi.

-Non è meglio se decidiamo il posto e noi prendiamo un taxi e c’incontriamo lì?

-No, venite con noi. E’ abbastanza tardi e dovremmo fare in fretta.

Sbuffammo.

Poco dopo eravamo in giardino, io con una smorfia abbracciai Lestat.

-Cherié, stai tranquilla…nemmeno a me fa piacere.

 

***

 

-Un fast food? Oh no che schifo!

Esclamai.

-Ora non ti lamentare okay?

Io, Isabel ed Armand entrammo dentro, ordinammo da mangiare qualcosa da portare via e tornammo a casa.

-Ma cos’è quella roba?

Domandò curioso Lestat.

-Si chiama Hamburger.

-Che merda è?

Risi.

-E’ un panino…

-E quelli?

-Sono le patatine.

-E quella cosa rossa?

-Kethcup.

-Wow, si imparano tante cose a stare con gli umani!

Esclamò il vampiro dei capelli biondi che sembrava cosi interessato a ciò mangiavamo. Ma vidi un’ombra di tristezza sul suo volto. Era ovvio, si nutriva soltanto di sangue umano e chissà se si ricordava il gusto del cibo e delle tante cose che faceva da umano.

-E a te cos’importa?

Mi aggredì.

Io abbassai lo sguardo, mi stava leggendo i pensieri.

-Per favore Lestat, sii un po’ più gentile. E ora dai, andiamo a dormire.

-Oh Ginger eccoti!

Urlò mia sorella.

 

 

 

 Ma è cosi che vedi tu Lestat, in fondo è buono. cille, idiota, insopportabile.

.

e.a come quella notte.

commenti (4)

Capitolo 9

Autore: PiTtYk
Date: giovedì, 30 ottobre 2008, 15:43
whenloveanddeathembrace

Capitolo 9 – Armand




“Tell me I'm frozen

But what can I do?”

Quella sera mi svegliai molto inquieto, uscì dalla mia bara e trovai Lestat anche lui sveglio, seduto sulla sua. Il suo viso d’angelo era dipinto da un’espressione strana e preoccupata. Anche lui, come me o forse di più, era andato a dormire con la speranza che la giornata passasse in fretta.

-Buona sera caro mio Armand!

Mi salutò con dolcezza. Anche se non ero sicuro di poter osare di pensare che quella fosse dolcezza… Lestat non era dolce, almeno non lo dava a vedere.

Lestat era impulsivo e sicuro di sé ma io l’amavo proprio per quello. Voleva sempre dire la sua e odiava obbedire. Ohhh Lestat…

Non li nascosi i miei pensieri e mi rivolse uno dei suoi sorrisi migliori dopodiché si alzò e mi baciò le labbra facendomi capire che lo stesso valeva per lui.

 


***

 

Trovammo Sam e Isabel nel grande salotto al pianterreno. Una seduta sul sofà e l’altra su una sedia a dondolo cercando di rilassarsi fumando una sigaretta, entrambe con lo sguardo perso nel vuoto. Com’erano umane.

Sorrisi tra me e me.

Dai loro pensieri capì che non avevano dormito molto e che il sol pensiero dei genitori scomparsi e probabilmente deceduti non dava loro pace. Quanto erano tristi, loro e i loro pensieri.

-Hai chiesto almeno il permesso di poter fumare in casa?

Lestat ruppe il silenzio che regnava in quel grande palazzo, in quel salotto.

-Volevi che ti svegliassi per chiedertelo?

Gli rispose Sam.

-Buona sera ragazze.

Le salutai educatamente come invece non aveva fatto Lestat.

La più piccola accennò un sorriso.

-Buon giorno a voi… oh scusate, buona sera.

Sorrisi di rimando.

-Buona sera Armand.

Anche la sorella più grande mi salutò, al contrario di Isabel però lei non sorrise. I suoi pensieri erano forse ancora più tristi.

-E me non salutate?

-Dovremmo anche salutarti?

-Direi di si.

-Ciao!

-Lestat, quando smetterai di fare la figura del “pagliaccio”? Sii almeno un po’ più serio.

-Se solo ci riuscissi.

Mi rispose sinceramente dispiaciuto.

 

-Ginger è da queste parti?

Domandai.

-No, è appena andato via…

-Dove?

Urlò Lestat.

Lessi nei pensieri di Sam e cercava con tutte le sue forze di non rispondere male a Lestat. Sorrisi ancora tra me e me. Quanto si somigliavano.

-A parlare con gli spiriti.

Rispose Isabel.

-Ma fin’ora cos’ha fatto?

Lestat continuava ad urlare.

Sam non ce la fece, era più forte di lei e tacere era una delle cose che le riuscivano peggio.

-La vuoi smettere di fare il tirannico? Cosa risolvi se continui ad urlare? Abbiamo fatto quello stupido patto, abbiamo promesso di aiutarvi ma se non hai almeno un po’ di pazienza e di rispetto per ciò che facciamo per voi possiamo piantarla qui o se vuoi puoi benissimo mangiarci. Almeno puoi mangiare me! Se vuoi eccomi, sono qui… nutriti del mio sangue!

Gridò la ragazza alzandosi dalla sedia a dondolo e spostandosi una ciocca di capelli scoprendosi il collo.

Lestat si avvicinò pericolosamente a lei, volevo intervenire, Isabel mi guardava con uno sguardo terrificante pregandomi di fermare quel mostro: Lestat. Ma sapevo che non le avrebbe fatto niente, Louis era molto più importante per lui…

-Allora vuoi davvero fare questa bellissima ed eroica fine?

La più piccola scoppiò a piangere, odiava stare in mezzo a gente che non conosceva, a dei mostri come me e lui, odiava tutto quello che le stava succedendo e non reggeva più il nervosismo.

-Perché tante polemiche? Mangiami!

Lestat fece un passo avanti, lo feci anch’io anche se ero abbastanza lontano da loro due, Isabel stringeva i pugni e teneva gli occhi chiusi e i denti stretti.

-Ci tieni proprio a morire vero?

Lestat la guardava negli occhi, lei anche… e non riuscivo a trovare nemmeno un po’ di paura. Era possibile che la scomparsa o la morte dei suoi genitori le abbia provocato quest’immensa indifferenza? Vivere o morire ormai era la stessa cosa? Io non l’avrei mai potuto sapere, mai potuto capire avendo una storia tanto diversa dalla loro. Non ricordavo nemmeno i visi di coloro che mi avevano dato vita come potevo capirle allora?

Ma Sam non parlò, gli rispose attraverso i suoi pensieri… “Se hai fame limitati a cibarti di me senza fare altre domande…in fondo non te ne deve importare nulla no? Non sarei la prima e nemmeno l’ultima che uccidi!”

Lestat sospirò ancora più nervoso e si allontanò da lei.

“Vigliacco!”

Le lanciò un ultimo e sfrontato sguardo e se ne andò in giardino.

-Louis è troppo importante per me…

Isabel si alzò di scatto dal divano e corse incontro a sua sorella e l’abbracciò dopodiché si girò verso di me e mi parlò.

-Perché non sei intervenuto? Avete promesso che non ci succederà niente…

Quant’ingenuità.

-Perché sapevo che non avrebbe fatto nulla, ci tiene a ritrovare Louis e forse voi siete l’unico aiuto che possiamo trovare. Non lo sprecherebbe per un litigio.

-Ahh sono felicissima , il mio sogno nel cassetto era di farmi usare da due vampiri.

Si, Sam ci odiava…odiava Lestat e me, odiava quella situazione, a modo suo odiava anche Ginger… i suoi pensieri erano così confusi. Sembrava che in quel momento odiasse tutti quanti gli esseri viventi del pianeta.

Uscii dalla sua mente, i suoi pensieri avrebbero fatto rattristare anche l’uomo più felice del mondo.

-Non vi stiamo usando. Faremo tutto il possibile di ritrovare i vostri genitori…o almeno di sapere cos’è successo.

Non risposero. Isabel cercava di illudersi e credere alle mie parole, invece intuivo i pensieri di Sam… non si fidava minimamente più di noi. E infondo le davo ragione, chi mai si sarebbe fidato di due assassini?

-Aspettate qui, noi andiamo a “mangiare”.

Feci per andarmene quando Isabel mi chiamò per nome.

-Armand…

Iniziò con timidezza. Non doveva nemmeno finire la frase, sapevo già cosa mi avrebbe chiesto… voleva venire con noi, era curiosa di vederci uccidere, di vedere la nostra mostruosa natura.

-No Isabel…non mi puoi chiedere questo.

Sgranò gli occhi e solo dopo qualche secondo si ricordò che riuscivo a leggerle nella mente. Si vergognò ancora ed arrossì.

Salutai le due, uscii dalla mente della ragazza e dalla porta e raggiunsi Lestat.

 


***

 


Quella sera non fu come ce l’aspettavamo. Anzi, fu piena di sorprese.

Lestat litigò con Sam come avevano fatto sin da quando si sono parlati la prima volta. La situazione stava per finire nel peggior dei modi.

Io e il mio amico dei capelli biondi uscimmo per cercare qualche buona preda. Io ero parecchio affamato invece il vampiro al mio fianco non parlava nemmeno. I suoi pensieri erano occupati a pensare a Louis e io mi chiesi come riusciva ad amare cosi tanto una persona che non ricambiava i suoi sentimenti. Lestat trasformò Louis ed era quasi scontato che quest’ultimo l’avrebbe odiato.

Lestat l’aveva fatto diventare un mostro. Un mostro che non poteva più vedere la luce del giorno e che doveva rubare vite per poter continuare a vivere.

Vidi Lestat avvicinarsi ad una donna di mezz’età seduta su una panchina. Si avvicinò a lei e qualche secondo dopo si stava deliziando con il sangue caldo e dolce di quella povera signora.

Ma non stetti ad osservare Lestat, percepì la presenza di un altro vampiro e mi concentrai sui suoi pensieri.

commenti

Capitolo 8

Autore: PiTtYk
Date: giovedì, 09 ottobre 2008, 19:18
whenloveanddeathembrace

Capitolo 8 – Lestat

 

“You make this all go away

I'm down to just one thing

And i'm starting to scare myself

 

I just want something i just want something i can never have”

 

 

La notte era appena iniziata e incominciai a credere che non ci sarebbe bastata per tutte le cose che avremmo dovuto fare.

Finalmente, Ginger, il fantasma insolente aveva accettato.

Ormai il patto era fatto. Le due ragazze insieme al fantasma dovevano aiutarci a trovare Louis e noi dovevamo aiutarle a ritrovare i loro genitori scomparsi.

Dubitavo fortemente che quello stupido spirito ci avrebbe aiutati a trovare Louis ma decisi di fidarmi di Armand e le sue idee.

Per un momento pensai che non avrei mai più ritrovato Louis e il pensiero mi fece rabbuiare. Non doveva essere cosi… avrei voluto almeno sentirlo dire da lui che non mi voleva mai più vedere.

-Ma come? Volete già partire stasera?

-Si, andrebbe bene anche in questo momento solo che ormai dobbiamo stare dietro a due umane e un fantasma.

Risposi scocciato.

-E come ci andiamo? E dove?

-Ragazze, lasciate stare Lestat.

-Come lasciarmi stare?

Chiesi ad Armand.

-Dobbiamo pensare… dobbiamo parlare con il fantasma, cioè con Ginger.

-Ah quello stupido fantasma ci darà sicuramente le piste sbagliate.

-Non offendere Ginger!

Urlò Sam.

-Ma se tu l’offendi appena puoi!- ribattei io.

-Ma io posso..tu no.

Decisi di rimanere in silenzio. Strano da parte mia, ma volevo ritrovare Louis e non mi sembrava una buona idea litigare con il nostro unico aiuto. Anche se non ero affatto sicuro che avrebbe funzionato. Per niente.

Armand mi guardò un momento, poi riprese a parlare con le due ragazze.

-Avevamo pensato di cominciare da Londra...ma a quanto pare qui non c’è nulla...dico bene?

-No, infatti..almeno, Ginger dice che gli spiriti non hanno trovato niente..

-E chi ci dice che il fantasmino sia davvero andato a chiedere in giro e non si sia inventato tutto?

Isabel, la più piccola, rimase un attimo in silenzio poi guardò male il vuoto. Almeno, io vedevo che guardava male il vuoto...

-Che maleducato Ginger!

Sam invece scoppiò a ridere. – Ginger ti manda a quel paese! E dice che se non la smetti anziché portarti da Louis ti porta...- ascoltò ancora e sghignazzò.

-Ah, davvero!?- non mi azzardai a guardare dove guardavano loro. Mi limitai ad alzare gli occhi al cielo. – Brutto id...

- Lestat! Basta!- Armand mi zittì e mi lanciò un’occhiataccia. – Lascia stare Ginger!

Provai l’impulso di ribattere con qualcosa di peggio...ma era più forte la voglia di trovare Louis il più presto possibile.

Isabel scosse la testa. – Ginger dice che è inutile che cerchi di renderti simpatico..- disse ad Armand.

Lui fece soltanto un sorrisetto. Non riuscivo a capire come facesse a rimanere sempre così calmo.

Io non ne ero affatto capace, anzi.

-Quindi Ginger dice che hanno trovato tracce di Louis in Germania...e dicono che è ancora lì?

Isabel ascoltò un momento il suo fantasmino. – Non lo sanno con esattezza...parlano soltanto di una traccia...- sospirò. – Ed è sempre difficile cavargli fuori qualcosa in più...

-A volta sembra quasi che ci prendano in giro- sbuffò Sam, e guardò anche lei male il solito “vuoto”.

Mi sentii montare una certa impazienza. – Oh, perfetto...quindi noi dovremmo affidarci a tutto questo? Due bambine che parlano con spiriti che non fanno altro che dare indizi senza senso?– chiesi seccato ad Armand. – Oh, non mi dire...Lestat!

Il mio amato vampiro Armand sbuffò. – Oh, a volte sei davvero insopportabile...

-Grazie, ne vado fiero.

Pensai a Louis. In effetti aveva sempre parlato con molta passione della Germania...beh...dell’Europa in generale. Era davvero molto probabile che l’avremmo trovato qui, da qualche parte...

-Scusate...ma come ci andiamo in Germania...cioè...io non vorrei viaggiare come ieri notte...- disse la sorella più piccola con un filo di voce.

Inarcai un sopracciglio. – Ah...cos’è hai paura di sfracellarti al suolo?

Vidi un guizzo di fastidio sia nei suoi occhi che in quelli della sorella, ma rispose il più mestamente possibile. – Sì...più o meno è così.

-Tranquilla...- la rassicurò Armand con un sorriso confortante. – Non avevamo intenzione di farlo.

Lo guardai un secondo. – Ah, no?

Armand mi guardò. – No, Lestat.

-E allora cosa facciamo?- chiese Sam, incuriosita.

-Lo vedrete- rispose lui, e fece un altro sorriso.

 

*********

 

Sull’aereo privato di Armand regnava un silenzio di tomba. Saremmo arrivati prima dell’alba, questo era sicuro, e ci saremmo rintanati nella casa che possedevo a Monaco...per poi cercare tracce di Louis in lungo e in largo.

Le due ragazzine si erano addormentate. La più piccola aveva appoggiato la testa sulla spalla di quella più grande. Era un quadro davvero tenero.

Mi accorsi di essere affamato.

-Cosa ne pensi?- mi chiese improvvisamente Armand, spostando gli occhi prima puntati fuori dal finestrino su di me.

-Cosa ne penso di cosa?- domandai di rimando, anche se sapevo benissimo di cosa stava parlando.

-Di loro...- indicò le ragazzine.

-Non credo di poter dire insolenze...d’altronde il loro fantasmino è qui con noi...non è così fantasmino?- dissi al vuoto, e sghignazzai.

Armand scosse la testa.

Lanciai un altro sguardo a  Sam e Isabel. Stavano sognando. La medesima cosa...il ritorno dei loro genitori.

Non sapevo in che modo Armand avesse intenzione di aiutarle.

Io volevo soltanto ritrovare Louis.

Ma a quanto avevamo scoperto, i loro spiriti le avevano mandate all’ Admiral’s Arms...dicendo che avrebbero trovato un aiuto.

Forse eravamo davvero noi l’aiuto che intendevano.

Ma non ne ero granché sicuro.

Il pilota avvertì Armand che tra pochi minuti saremmo atterrati. Lui mi rivolse un’altra occhiata interrogativa.

-Mi fido di te...- risposi finalmente.

 

**********

 

La mia casa di Monaco era uguale a come l’avevo lasciata. Come tutte le altre dimore che avevo sparse per il mondo.

Stava per sorgere il sole.

Era momento per me e Armand di rinchiuderci nelle nostre bare e dormire.

Ma prima avevo qualcosa da dire alle due ragazze.

-Non vi azzardate ad uscire senza di noi.

Gettai un’occhiataccia a Sam.

-Cos’è, hai paura che scappiamo di nuovo?- esclamò lei inarcando un sopracciglio.

Era proprio questo ciò che intendevo. – Se ci provate, stavolta vi “mangio” sul serio. E chi se ne frega di quello che dice Armand.

Armand mi guardò.

-Ok, ok, tranquilli...- disse Isabel. Lessi che non voleva assistere di nuovo ad una discussione come quella a casa loro... – Non scapperemo. Vi aspetteremo qui buone fino a stasera.

-Bene.

-Mentre noi dormiamo forse è meglio che dormiate anche voi...- suggerì Armand. – Noi siamo costretti ad uscire solo di notte...

-No, meglio se non dormite!- ribattei io. – Piuttosto chiedete ai vostri spiriti...

- Lestat!

-Beh, sono sincero.

Armand sospirò. – Andiamo.

-Buonanotte!- gli disse Isabel, poi ci pensò un attimo. – Cioè...- arrossì un po’. -Sì, insomma...avete capito...

Scoppiai a ridere, mentre Armand fece solo un sorriso gentile. – Se siete stanche...- mi guardò un momento, - Credo ci siano delle camere al secondo piano.

Annuii.

Le lasciammo in salotto.

Scendemmo le scale che  portavano nella buia cantina della villa, dove vi erano due bare. Una era per me...l’altra in teoria avrebbe dovuto essere per Louis.

Louis...

Volevo trovarlo il più presto possibile. Dovevo sapere...se quella era una scappatella normale, come tutte le altre, oppure qualcosa di peggio...una fuga da me che sarebbe durata per l’eternità.

Desideravo che la risposta fosse la prima opzione...ma non ne ero molto sicuro.

D’altronde ogni vampiro odia il proprio creatore. Odia colui che l’ha reso ciò che è, un mostro eterno, un assassino.

L’unica eccezione esistente era il vampiro dai riccioli rossi che mi stava davanti in quel momento. Ma la sua storia era comunque molto differente da quella degli altri...

Armand mi guardò un momento. – Lo troveremo- mi rassicurò, interpretando bene i miei pensieri.

Gli risposi con un sorriso.

Osservai mentre apriva la grande e fredda bara di pietra e vi si distendeva. Feci lo stesso, occupando la bara di fianco.

-Buonanotte!- esclamai prima di chiudere il pesante  coperchio.

Sentii Armand che rideva.

Mi rinchiusi dentro al mio gelido giaciglio. Chiusi gli occhi. Ormai era l’alba.

Mi addormentai con il viso del mio tanto amato e odiato Louis impresso negli occhi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 

  

 

 

commenti (7)

Capitolo 7

Autore: PiTtYk
Date: giovedì, 02 ottobre 2008, 21:18
whenloveanddeathembrace

Capitolo 7 – Ginger

 

Hey!

Wait!

I've got a new complaint!

 

 

Smisi di colpo di urlare. Le mie tanto amate Sam ed Isabel si erano quasi dimenticate di me per qualche momento. Quei 2 bastardi, Armand e Lestat… è tutta colpa loro se tutto finirà nel peggior dei modi.

E loro si lasciano convincere dalla gentilezza di un vampiro, da una promessa fatta da dei vampiri. Sottolineo V A M P I R I .

Ah perché sono soltanto uno stupido fantasma? Non mi vedono, non mi sentono se fossi stato in grado li avrei già uccisi o fatti scappare in qualche modo.

Ma no… ero intrappolato in una via di mezzo tra la morte e l’illusione e non potevo far nulla per aiutare le due sorelle. Nulla.

Se mi avessero visto o sentito gli avrei speditamente fatti impazzire.

Niente di tutto questo era possibile, ero soltanto una visione per chi riusciva a percepirmi ed ero NULLA per tutti gli altri.

Con ancora più disperazione e tristezza continuavo a guardarli quando Isabel si girò verso di me… avrei potuto spostarmi dall’altra parte, e poi andare nell’angolo opposto della stanza e giocare e scherzare come facevo sempre ma mi sentivo cosi fiacco che l’unica cosa che sarei riuscito a fare era sparire dalla loro vista.

-Ginger, che ne dici?

Perché parlava ad alta voce? Perché non si limitava a comunicarmi le sue domande attraverso i pensieri come avevamo sempre fatto?

La guardai con sfrontatezza e borbottai qualcosa.

-Io mi trattengo.

-Come fai a trattenerti? Quando non devi parli,urli e ti irriti e ora che abbiamo bisogno del tuo parere stai zitto…

S’immischiò anche Sam.

-Bene, ancora con questa storia? Ginger è qui solo per i vostri comodi…

Non le guardavo nemmeno, facevo la mia parte da fantasma arrogante e guardavo in giro per la stanza non volendo incrociare i loro sguardi.

Intanto vedevo i due vampiri guardare Isabel e Ginger cercando di capire ciò che io rispondevo.

Che stupidi, non riuscivano a sentirmi nemmeno attraverso i pensieri delle ragazze.

-Stupido fantasma!

Gridò Sam seccata dal mio atteggiamento.

-Finiscila Sam!

La sgridò Isabel.

-Senti tesoro, ti ho già detto che non devi urlare perché ti sento anche quando non parli!

-Ah si? Allora senti queste.

Nella sua mente mi diceva tante “belle cose” e mi mandava in tutti i posti immaginabili e io più insolente che mai sorridevo per farla spazientire ancora di più.

-Ti odio quando fai cosi! Stronzo!

-Grazie tesoro.

Armand e Lestat continuavano a guardare le ragazze scossi dalla situazione. Gli avrei riso in faccia se avessi potuto.

Isabel istintivamente mi si avvicinò con l’intenzione di farci calmare e parlare pacificamente con me.

-Dai Ginger…

-No!

-Sai che senza di te sarà molto più difficile.

-No!

-Ginger non puoi farci questo!
-No!

-Per favore!

-No!

-Gingeeeer!!!

-Noooooo!

-E’ per i nostri genitori…

-No!

-Ginger!

-Smettila di chiamarmi per nome!

-E come vuoi che ti chiami stupido fantasma?!

-Ecco…chiamami cosi!

-Dai per favore… saresti proprio capace di lasciarci da sole?

-No! Cioè si… questa volta si.

-Ma la vita in pericolo è nostra non tua, e pensa…se anche dovessimo morire saremo con te. Saremo 3 stupidi fantasmi.

-Per favore dì al fantasma, cioè a Ginger… che non deve preoccuparsi per la vostra incolumità. Sarete più a sicuro con noi che senza.

Ah. Non ce la feci più e strillai.

-Più a sicuro con loro??? Oh no…questa fa veramente ridere.

E risi mentre Sam e Isabel non sapevano più cosa dire per convincermi.

Lestat, il vampiro meno gentile e sereno cercò di parlarmi.

-Senti fantasmino…

Iniziò lui, che mi “guardava” in verità non mi vedeva neanche. Decisi di fargli un bel scherzetto e mi spostai dall’altra parte della stanza continuando a guardarlo parlare con l’aria.

-Le tue amichette non saranno al sicuro se tu non ci dai una mano…se non si fa il patto faccio presto a “mangiarle” come dicono loro.

Mi sarei buttato per terra dal ridere, cosa che avrebbero fatto anche Sam ed Isabel che sghignazzavano guardando quella scena.

-Perché ridete?

Urlò Lestat con tono autorevole.

Noi ridevamo ancora più forte.

Sam cercando di diventare seria gli rispose.

-Veramente… Ginger è là.

E indicò con il dito il punto dove mi trovavo.

Penso che innervosire un vampiro sia una delle cose più divertenti mai fatte nella mia “vita” da fantasma.

-Stupido fantasma…

Cominciò di nuovo… decisi di continuare a divertirmi visto che il quadro era abbastanza triste.

Mi spostai ancora, questa volta dietro di lui.

-Pensi di poterti prendere gioco di me?

-Lestat!

Sam richiamò di nuovo la sua attenzione.

-Si!

Urlò.

-Ginger è dietro di te!

-Aham…

Il vampiro iniziò a scalciare l’aria innervosito pensando di potermi colpire.

E questa volta alle risate di Isabel e Sam si aggiunse anche quella di Armand.

-Dì al vostro “amico” Lestat che sembra soltanto uno stupido umano!

-Ginger ha detto che sembri uno stupido umano.

Gli comunicò Isabel.

-Aspetta…cosa vorresti insinuare Ginger?

-Niente tesoro mio! Era cosi…tanto per dire.

Sam mi guardò male e io le sorrisi come per chiedere scusa.

commenti (1)

Capitolo 6

Autore: PiTtYk
Date: venerdì, 26 settembre 2008, 21:18
whenloveanddeathembrace

CAPITOLO 6ISABEL

 

“Fear of the unknown.

Clouds our hearts today.

Come into my world,

See through my eyes.

Try to understand,

Don't want to lose what we have.

I'll come into your world,

See through your eyes.

I'll try to understand,

Before we lose what we have.”

 

 

-Ma la vuoi smettere di fare lo spiritello isterico!?!- urlò mia sorella contro Ginger. In effetti anch'io ne avevo abbastanza dei suoi strilli. Non che non ne avesse motivo...ne aveva eccome. Ma quelle più terrorizzate saremmo dovute essere noi...d'altronde la vita in pericolo era la nostra.

Ginger si voltò verso di me per guardarmi esasperato. -Esattamente! E secondo te della vostra vita non me ne dovrebbe importare!?

Mi sentii un pò in colpa. Noi avevamo la possibilità di conservare la nostra vita...mentre lui...capivo perché fosse così insistente.

-Proprio così!- esclamò Ginger e alzò gli occhi al cielo. - Ma adesso non diventarmi sentimentale...

Scossi la testa e mi sedetti sull'unico letto presente nella stanza. Era a baldacchino e, che strano...era rosso scuro. Sam si venne a sedere accanto a me.

Il vampiro dai capelli rossi, "Armand" pensai "Così si chiama...", ci aveva accompagnato lì, per poi congedarci sorridendo gentilmente con un "Dormite bene".  Guardando il suo viso da bambino mi ero chiesta chi avesse avuto il coraggio di renderlo ciò che era...un eterno ragazzino, che mai sarebbe cresciuto e diventato un uomo. Subito dopo avevo sperato che non stesse leggendo nei miei pensieri.

-Cosa facciamo?- chiesi a mia sorella.  Aveva un'espressione completamente persa.

-Beh...- ci pensò un attimo, poi si voltò verso Ginger. -Cosa facciamo?

Lui sbuffò. -Oh, adesso chiedete il mio aiuto?

-Dai, Ginger...

-No no! Mi chiamate se vi fa comodo, mentre quando cerco di aiutarvi quasi mi scuoiate! Mi sono proprio stufato!

In un momento era sparito. Io e Sam ci guardammo sconvolte.

-Ginger?

Nessuna risposta.

-Ginger, dai torna qui, ti prego!

Ancora niente. Silenzio totale.

Per qualche minuto non si sentì una mosca volare. Cominciai a temere che stesse facendo sul serio.

E poi un -Buh!- alle nostre spalle, ed entrambe sobbalzammo, mentre Ginger sghignazzava soddisfatto.

-Ma ti diverti così tanto!?

-Sì!- ci guardò piegando la testa da una parte. -Ehi, ma avete davvero pensato che vi avessi abbandonato? Grazie per la fiducia...

-Mah, conoscendoti.

Sospirò. -Fingo di non averti sentito...e soprattutto di non sentire tutte le maledizioni che mi state lanciando nella vostra mente...

-No, no, leggile pure!

Ginger divenne serio. -Adesso basta scherzare. Dobbiamo andarcene da qui.

-Basta scherzare?- Sam lo punzecchiò -Incredibile...

-Ma come facciamo ad andarcene?- gli chiesi. Ciò a cui pensavo era più o meno "Se sono vampiri, non possono uscire alla luce del giorno...ma chi ci dice che non si accorgano che ce ne stiamo andando mentre siamo ancora in casa..."

-Anche loro dormono, sai?

-Dormono?- esclamai all'unisono con Sam. -E quando?

-Appena prima che sorga il sole si rinchiudono nella propria bara...e dormono tutto il giorno...fino al tramonto...

-Bara!?!?

Interessante. Mi vergognai immediatamente dell'aggettivo che avevo trovato.

-Quindi non corriamo nessun pericolo?

-No, adesso no.

Io e mia sorella ci scambiammo uno sguardo. Finalmente una buona notizia.

-Bene, andiamo.

Sam si alzò immediatamente, ma io rimasi sul letto, incerta. Incerta, e non sapevo perchè.

-Isabel?

-Avevano parlato...di un patto, un accordo...- dissi, tormentandomi una ciocca di capelli. -E se potessero aiutarci?

Sam mi guardò un momento poi scoppiò a ridere. -Spero che tu stia scherzando! Insomma, tutto ciò in cui potrebbero aiutarci, se noi volessimo, è come liberarci del nostro sangue...

Ginger non apprezzò la battuta, ma fu me che fulminò con gli occhi.

-Insomma...- continuai. -E se fossero loro ciò che gli spiriti intendevano per "aiuto"? Sai benissimo che sono così enigmatici e...

-Non è questo il motivo per cui vuoi rimanere.- ribattè freddamente Ginger.

Non capì Sam e non capii nemmeno io cosa intendeva. A volte Ginger ci capiva meglio di noi stesse. E questo mi dava un gran fastidio.

-Forza andiamo- esclamò mia sorella, troncando la discussione sul nascere. Spalancò la porta e uscì, assieme a Ginger (che ovviamente non usò la porta).

Scattai in piedi e li seguii fuori dalla stanza, poi giù per le scale. Se non fosse stato per il nostro spirito, che ci guidava per quelle gigantesche sale, mi sarei sicuramente persa dopo appena due passi...e Sam assieme a me.  Uscimmo dalla casa. Mi sentivo un pò come un carcerato che evadeva di prigione.

Una volta per strada, io e mia sorella ci scambiammo uno sguardo. Presi fuori il cellulare dalla tasca dei jeans. -Questa volta però il taxi lo prendiamo- dissi, e feci il numero.

 

**********

 

Eravamo di nuovo a casa, e stava calando la sera. Dei nostri genitori nessuna traccia. L'unico indizio che ci avevano dato i nostri "cari" spiriti era stato un puro fallimento, e mi sentivo ancora più impotente di prima. Più inutile...e più disperata.

Sam si aggirava per casa con un'espressione indecifrabile, intrattenendosi con diversi compiti, come prepararci la cena...ma sapevo che avrebbe voluto piangere. Come me.

Ginger osservava ogni nostra mossa chiacchierando di cose senza nessun senso, giusto per tenerci impegnate e impedirci di pensare. Ma tanto sapeva che era tutto inutile.

In più non potevo fare a meno di chiedermi che patto quei due vampiri volessero fare. Tutto ciò che avevo capito del racconto di quello di nome Lestat era che un certo Louis, un vampiro come loro, se non sbagliavo, era scappato...volevano ritrovarlo, ma lui aveva chiuso la mente e per questo loro non potevano percepire la sua presenza come di consueto. Quindi piuttosto che andare in giro per il mondo senza la minima idea di dove fosse, avevano deciso di chiedere aiuto a noi.

Mi sembrava tutto talmente inverosimile che mi chiesi se per caso non mi fossi sognata tutto.

Ci eravamo appena sedute a tavola per cenare (anche se né io né Sam sembravamo intenzionate a mangiare granché), quando Ginger si zittì improvvisamente e s'irrigidì sulla sedia, sgranando gli occhi in un'espressione per metà stupefatta e per metà terrorizzata.

-Ginger!- esclamò Sam. -Che succede?

-Cazzo...

-Buh!

Scattammo entrambe in piedi quando dal nulla apparve Lestat, il vampiro biondo, seduto tranquillamente sul tavolo, con le gambe penzoloni.

Arretrai, e sentii la sedia dietro di me cadere a terra con un grosso schiocco.

-Come state?- guardò prima una e poi l'altra. -Sapete...non è stato molto gentile da parte vostra sparire in quel modo. Anzi, è stato davvero maleducato...

Nessuna delle due rispose.

-Mi avete fatto parecchio arrabbiare.- fece una smorfia infastidita. -In più ho una gran fame. Quindi adesso ho deciso che vi "mangerò"!

-Lestat!

Il vampiro dal viso da bambino, Armand, uscì dall'ombra e gli lanciò un'occhiataccia.

Lestat alzò gli occhi al cielo. -Ok, ok...allora parla tu.

Armand sospirò e si avvicinò al tavolo.

Ginger aveva ripreso ad urlare ed imprecare. "Cazzo! Ma che diavolo vogliono da voi? Che si arrangino da soli a trovare il loro amico!" Era ancora più arrabbiato di prima.

-Perchè ci avete seguito? Che cosa volete da noi?

-Ehi ehi ehi, calma ragazzina...noi vi abbiamo salvato la vita!- esclamò Lestat guardando mia sorella con un'espressione arrogante molto simile a quella del nostro caro spirito.

-Ma se hai appena detto di volermi "mangiare".

-Oh, finché non avrai trovato Louis non ho nessuna intenzione di farlo...magari poi...

-E chi ti dice che ti voglia aiutare!?

-Sei costretta ad aiutarmi...ti ho salvato...dimostrami un pò di riconoscenza, prego.

-Ti devo dimostrare riconoscenza perché vuoi sfruttarmi e poi "mangiarmi"?

-Se vuoi passo direttamente alla fase "mangiarti"!

-Provaci!

Loro urlavano, Ginger urlava, Armand seguiva la scena guardando prima uno poi l'altra come fosse una partita di tennis...e io non ce la facevo più.

-Basta! Smettetela!- gridai a pieni polmoni.

Si voltarono tutti a fissarmi come se fossi una pazza isterica. Mi vergognai un pò. Beh...almeno era calato il silenzio.

-Che cosa volete?- chiesi più tranquillamente.

-Vogliamo proporvi un accordo. Non siamo venuti per farvi del male. Se non accetterete non c'è problema.

-Ma, in realtà...

Armand zittì Lestat con uno sguardo.

-E quale sarebbe l'accordo?

-Qui pro quo. Voi aiutate noi a trovare Louis...e noi aiutiamo voi a trovare i vostri genitori.

Stavo quasi per chiedergli come facesse a sapere di mamma e papà, quando mi ricordai che potevano leggere nelle nostre menti, come Ginger.

Io e Sam ci scambiammo un'occhiata.

Il nostro fantasma ci guardò sconvolto. -Oh, no, non pensateci neanche...come fate a...

-Dobbiamo trovarli, Ginger. Dobbiamo sapere cos'è successo.

-Vi stanno fregando! Non vi aiuteranno mai! Appena si saranno serviti di voi vi uccideranno, fine del patto!

Non lo ascoltammo. Ormai la speranza si era insinuata in noi, non potevamo farci niente.

-Lo promettete? Promettete che se noi vi aiutiamo, voi troverete i nostri genitori?

Lestat sembrava sul punto di scoppiare a ridere, ma Armand rispose gentilmente

-Giuriamo.

-E nemmeno vi "mangeremo"!- esclamò Lestat, e lanciò un'occhiata a mia sorella.

Io e lei ci guardammo.

-Va bene. Accettiamo.- disse Sam, ignorando le proteste di Ginger. Allungò una mano verso Armand, che dopo un attimo la strinse.

-Ehi, e io?

-Tu cosa?

-Faccio anch'io parte dell'accordo!

Armand alzò gli occhi al cielo mentre Sam stringeva la mano anche all'altro vampiro. 

Forse erano davvero loro l'aiuto che intendevano gli spiriti. Lo sperai con tutto il cuore.

 

 

 

 

 

 

 

 

commenti (4)

Capitolo 5

Autore: PiTtYk
Date: lunedì, 22 settembre 2008, 21:12
whenloveanddeathembrace

CAPITOLO 5Armand

 

“We just can't stop believing.

Because we have to try.

We can rise above their truth and their lies...”

 

A volte non riuscivo a capire se Lestat scherzasse o facesse sul serio.  Penso ancora adesso che la risposta sia una via di mezzo.

Quando finalmente arrivarono anche lui e l’altra ragazza, quella più grande, entrammo in casa. Ero ansioso di sapere se sarebbero riuscite ad aiutarci…credevo proprio di sì. Ne ero certo. Altrimenti non saremmo riusciti a trovare Louis in alcun altro modo...se lui non ne aveva l'intenzione.

La questione era farlo capire a Lestat.

Osservai le due sorelle, Sam e Isabel (come avevo scoperto intromettendomi nei loro pensieri) guardarsi intorno sbalordite.  Non ci pensavo mai, ma era ovvio che per gli "altri" quella casa doveva essere parecchio lussuosa…

-Merda!-  esclamarono all’unisono.  Si tenevano per mano come due bambine terrorizzate dall'idea di perdersi.

Sorrisi dentro di me per quell'esclamazione per niente appropriata (nelle loro menti leggevo che sembrava ad entrambe di essere entrate in una reggia) li guidai tutti in salotto e mi sedetti su uno dei divani stile ottocento al centro della stanza. Lestat si accomodò di fianco a me.

Vidi che le ragazze rimanevano ferme immobili, incerte sul da farsi.

–Sedetevi…- suggerii,  e indicai loro il sofà di fronte al nostro. Essi erano separati da un basso tavolino di vetro. Una delle due ringraziò il cielo per quel piccolo tavolino che ci divideva.

Si sedettero, continuando a stringersi la mano. Avevano paura di noi.  Come potevo dare loro torto? D'altronde, tutti gli esseri umani conoscono noi vampiri...anche se ci credono solo leggende inesistenti, storielle da raccontare ai bambini per terrorizzarli e costringerli a fare i bravi, mostri di cui indossare la maschera il 31 ottobre...in più, tutte e due avevano appena avuto un'esperienza non proprio entusiasmante con tre nostri esponenti.

Avrei tanto voluto uccidere tutti quei novellini, quei giovani vampiri che non sapevano nulla di nulla e si credevano dei indistruttibili...avrei tanto voluto eliminarli tutti dalla faccia della terra. Mi ricordai, come sempre, che probabilmente vampiri molto più antichi pensavano lo stesso di me e Lestat. Scacciai questi pensieri e mi concentrai sul presente.

-Non sappiamo nemmeno come vi chiamate...- la sorella minore, Isabel, ruppe il silenzio. Leggere i suoi pensieri mi rattristò enormemente. Quanto era ingenua...

-Armand.

Lestat allungò una mano verso la maggiore, Sam, che, dopo un momento di valutazione, decise di stringerla. -Piacere Sam, il mio nome è Lestat.

Lo fulminai con lo sguardo. "Non riesci proprio a trattenerti, non è così?"

Lestat mi rivolse un sorrisetto. "Sai benissimo come sono fatto"

Sospirai.

-Come fai a saperlo?- Sam spalancò gli occhi, stupita.

-Oh, puro talento...

Scossi la testa.

Lestat si picchiettò con l'indice sulla tempia. -Posso leggere nei tuoi pensieri. Quasi tutti noi possiamo leggere nei pensieri di voi umani.

Cominciarono a frugare nella loro memoria, cercando di ricordare se avevano pensato qualcosa di imbarazzante.

-Oh, non c'è problema...

-Lo dici tu!

In quel momento ci stavano odiando, in più appresi che lo spirito con loro (che aveva uno stranissimo nome, Ginger...) stava diventando in un qualche modo isterico, terrorizzato per loro. Non potevo che dargli ragione. Era interessante vedere quanto amassero quel Ginger...quanto gli fossero affezionate. Come ad un fratello.

-Di cosa volevate parlare?- chiese Isabel. Era diventata un pò rossa. Aveva trovato un ricordo un pò imbarazzante. Uscii dai suoi pensieri, chiudendo la porta della sua mente. Non volevo essere maleducato.

-In realtà il nostro obbiettivo non è esattamente parlare...

-E allora qual'è?- Sam era spazientita da ciò che aveva appena scoperto, e stava cercando un modo per chiuderci la mente. Uscii anche dai suoi pensieri.

Lestat mi guardò.

-Abbiamo bisogno del vostro aiuto.- dissi, e all'improvviso l'intero quadro mi sembrò completamente sbagliato.

 

 

 

 ---

 

 

 

 

Sam

 

 

“Andiamo via da qui! Andiamo via al più presto… No anzi… Non c’è più via d’uscita! Se cercheremo di scappare ci uccideranno… No, io sono già morto. VI UCCIDERANNO! Vi ho detto, ve l’ho detto che non dovevate andare in quel posto. Ve l’ho detto chiaramente che era pericoloso. C’avete rischiato la vita una volta, ora ve la state giocando di nuovo!”

Ginger continuava a parlare e urlare, continuava a sgridarci come un genitore spaventato. Non c’era più niente da fare, forse loro ci avrebbero aiutate a trovare i nostri genitori. Ci avrei provato anche al costo della mia vita. Dovevo trovare i nostri genitori in qualche modo. Ad ogni costo.

“Siete delle stupide! Rifiutate tutto quello che vi chiederanno e fate tutto con calma.. forse vi lasceranno andare via!”

- Taci!

Urlai ad alta voce senza accorgermene.

Isabel abbassò lo sguardo. I 2 ragazzi, i 2 vampiri mi guardarono con gli occhi spalancati.

Non riuscivano a vedere o sentire Ginger.

-Tutto bene?

Mi domandò educatamente il vampiro dei capelli rossi e del viso da bambino… Armand, aveva detto.

-Si.

-Perché hai detto che avete bisogno del nostro aiuto? Cosa sapete di noi?

Isabel mi salvò cambiando discorso.

-Sappiamo tante cose…

Rispose Lestat con quell’aria strafottente che di solito assumeva anche Ginger.

Per un istante pensai che se si sarebbero trovati bene. Era impossibile, Lestat non vedeva e sentiva Ginger, il fantasma invece si. Peccato!

-Grazie ai vostri pensieri e alle nostre abilità di leggerli siamo venuti a sapere che avete uno strano… chiamiamolo POTERE. Potete parlare e vedere gli spiriti.

Rispose educatamente Armand.

A differenza dell’altro vampiro, il biondo con gli occhi di ghiaccio, era gentile e abbastanza confortevole.

-E con ciò?

Dissi dopo aver scambiato qualche occhiata con mia sorella.

-Allora…

Iniziò Armand.

-Non avrai mica intenzione di raccontare loro tutta la storia?

S’intromise Lestat.

-L’essenziale.

-Allora lo racconterò io!

-Va bene.

Lestat si schiarì la voce e iniziò a parlare. Vidi nei suoi occhi l’agitazione.

-Allora…in poche parole il mio tanto amato ed odiato Louis è scappato.

Avrei tanto voluto chiedere chi fosse questo Louis ma decisi di tacere e continuare ad ascoltare.

-Si, voi vi chiederete con cosa ci potete aiutare. Beh, vi abbiamo già detto che possiamo leggere nei pensieri degli umani e anche in quelli dei vampiri, alcuni vampiri… questo è un potere che si acquista con il tempo, con la “vecchiaia” diciamo.

Io e mia sorella avevamo mollato la presa delle nostre mani concentrandoci sul racconto di Lestat.

-Ahhh… ebbene si voi ci potete aiutare. Louis ha chiuso la mente non volendo essere trovato ed è impossibile leggere nei suoi pensieri, è impossibile trovarlo…almeno per noi vampiri.

Trovare Louis penso non risulti inattuabile agli spiriti. Noi, vampiri, siamo inetti a vedere e sentire gli spiriti per questo Armand ha avuto la “geniale” idea di chiedere aiuto a voi.

-E perché dovremmo aiutarvi?

-Perché altrimenti vi “mangio”!

-Lestat! Finiscila!

Guardai fuori dalla finestra, era tarda notte e l’alba si avvicinava. Ero stanca ma non avevo sonno, ero stanca ma dovevo pensare a qualcosa.

Né io né Isabel avevamo idea di cosa avremmo fatto. Dovevo trovare una soluzione e dovevo farlo subito.

-Si sta facendo giorno…- iniziò Armand –Potete pensarci… noi però dobbiamo dormire! Voi resterete qui con noi e quando ci sveglieremo parleremo e arriveremo ad un accordo.

-Ma…ma…

-Ah se volete dormire abbiamo anche una camera da letto…con un letto!

Continuò sorridendo.

-Cioè avete solo una camera da letto in tutto questo palazzo?

Domandò mia sorella.

Lestat rise ma nessuno dei due rispose.

-Venite, vi conduco io.

Non avevamo altra scelta, dovevamo seguirlo.

Il vampiro dei capelli biondi sparì e noi ci ritrovammo a seguire Armand in quella casa immensa che avrei potuto osare di chiamare castello.

 

commenti (13)

Capitolo 4

Autore: PiTtYk
Date: giovedì, 18 settembre 2008, 20:38
whenloveanddeathembrace

Capitolo 4 - Lestat.

 

Blood In Our Hearts,

Blood On Our Hands.”

 

 

Oh... come mi era mancata l'aria londinese. Mi mancava il vento, il freddo e la pioggia... sentire le gocce fredde sulla mia pelle, alzare gli occhi al cielo e guardare le nuvole nere.

E sentire parlare la gente del posto era una vera delizia, quella pronuncia perfetta che io ricordavo, quella dei vecchi tempi non come ciò che ora si parlava in America.

Armand era pensieroso e come sempre io non riuscivo a leggere niente nei suoi pensieri, teneva la mente chiusa come una porta chiusa a chiave. Avrei voluto sapere cosa lo tormentava ma non osavo chiedere...era meglio lasciarlo in quello stato finché di sua spontanea volontà avrebbe parlato.

Io invece giravo per la casa. Era uguale a come l'avevo lasciata tante decine di anni fa.

Mi ricordo ancora benissimo l'ultima volta a Londra, in questa casa... era un pò di tempo prima che la regina si svegliasse, un pò prima del disastro. Oh, come vorrei poter dimenticare ma i ricordi sono limpidi, ho le immagini impresse nella mente come se fosse appena successo.

Ecco uno dei piccolo svantaggi di essere un vampiro, un immortale.

- Ho fame! - parlò Armand.

- Andiamo a "mangiare", ho sentito che da queste parti c'è un "locale", luogo di ritrovo dei novellini, andiamo a dare un'occhiata... -

- Sicuro? -

- Si, andiamo! -

- Okay. -

Presto eravamo fuori di casa e camminavamo a velocità umana. Quella sera non avevamo fretta. Per un momento sperai di trovare Louis ad Admiral's Arms ora che finalmente era possibile... il mio amato vampiro mezzo umano aveva smesso di cibarsi di animali. Non avevo mai capito perché avesse provato ribrezzo nel bere il sangue delle persone, finché si sceglieva bene la preda... poteva benissimo scegliere di nutrirsi di assassini, mafiosi o politici facendo cosi una gran favore ai suoi amati umani.

Sorrisi per un attimo per quei stupidi pensieri e Armand soffocò una risata. Sapeva esattamente quello che pensavo.

- In effetti qualche volta dovremmo farlo anche noi... - disse Armand.

- Forse. Però preferisco delle belle ragazze giovani… fresche! Qualcuno dell'alta società ancora meglio... -

- Certo che Louis aveva ragione a dire che sei uno snob. -

Lo guardai male.

- Ah maledetto Louis! -

- Lo ami però... -

- Si! -

- Ma lui non ti ama... -

- Mi ama a modo suo. -

- Lestat, sai benissimo che Louis ti odia! -

- A modo suo... -

Armand aveva ragione, Louis mi odiava per ciò che gli avevo fatto ma io non riuscivo a non amarlo e so che questa volta non aveva intenzione di tornare ma non potevo lasciarlo andare cosi... non ero come Armand, Louis non era come Daniel e io non avevo la certezza che Louis sarebbe tornato. Louis non aveva bisogno di me come invece lo aveva Daniel del bellissimo vampiro dei capelli rossi e il viso d'angelo.

Arrivati al Admiral's Arms entrammo.

Tutti novellini...era proprio vero ciò che avevo sentito. Novizi che ci lanciavano strani sguardi e pensieri.

Non ci avevano mai visti da quelle parti e non sapevano chi fossimo...

Qualche umano qua e là che non sapeva che tra poco quello strano essere che sedeva di fianco a lui gli avrebbe tolto la vita nutrendosi del suo sangue.

Poveri ingenui.

Andai a sedermi su un divanetto in un angolino, Armand mi segui.

- Cosa dicevi Lestat? -

- Non è stata una gran bell'idea venire qui... non c'è niente che penso mi possa soddisfare. -

Armand si guardava in giro. Rilassato studiava gli altri mentre io volevo soltanto far tacere tutte quelle voci nella mia testa.

- E quelle due ragazze? - chiese Armand indicando con lo sguardo due ragazze sedute ad un tavolo.

- Mmmm... non male. -

Armand non disse più niente, lo vidi ancora concentrato su chissà cosa, chissà quale voce.

Vidi 3 vampiri affamati avvicinarsi alle 2. Non avevo voglia di rubare loro quella preda in fondo quelle ragazze non avevano niente che mi attiri in modo particolare.

- Ti sbagli! - esclamò Armand.

- Perché? -

- Quelle ragazze sono più che interessanti... -

- Cosa dici? -

- Ascolta! -

Non capivo ma seguì il consiglio di Armand. Chiusi gli occhi e ascoltai.

Passai qualche minuto ad ascoltare e aprì gli occhi stupito.

Armand annuì.

Continuai a guardare i 3 famelici e le loro prede.

Si Armand aveva ragione, avevano qualcosa di speciale ma perché risparmiarle? Anzi...

- Come fai che non c'arrivi Lestat? - mi aggredì.

Ma non feci in tempo a rispondere o pensare che vidi le due ragazze correre e i 3 vampiri dietro di loro. Io e Armand ci alzammo.

 

 

***

 

 

Arrivammo in tempo per salvare le due ragazze e cacciare via i novellini che facilmente presero paura.  Sparirono nel buio.

La ragazza davanti a me tremava, seduta per terra, ferita, tremava.

La guardai attentamente, gli umani sono tutti cosi belli... il rossore delle loro guance, il calore della loro pelle, il battito del loro cuore che aumenta o rallenta a seconda delle loro emozioni. Cercai di ricordare anch'io com'è avere un cuore che non smette di pulsare ma avevo soltanto dei vaghissimi ricordi. Gli umani non danno troppa importanza alla vita finché non stanno per perderla... sono cosi ingenui e hanno sempre tanta fretta non avendo a disposizione l'eternità come invece ce l'abbiamo noi...dannati.

E non se ne accorgono della cosa cosi preziosa che possiedono... UNA VITA. Che stupidi...

Porsi la  mano alla ragazza per aiutarla ad alzarsi ma la sua risposta fu uno sguardo di esitazione , di paura...continuava a tremare. Non era cosi forte come lo dava a vedere... Solo dopo avermi studiato mi porse anche lei la mano e l'aiutai ad alzarsi. Era cosi debole, cosi fragile...

- Grazie.

Sussurò con incertezza.

- Di cosa?

Le domandai.

- Voi...ci avete...salvate.

Rispose guardando preoccupata sua sorella che era già in piedi accanto ad Armand.

- Non precipitarti cara...

Dissi avvicinandomi a lei.

Non volevo essere debole anch'io. Le emozioni umane non mi dovevano più toccare. Non volevo più niente di umano in me. Ero un mostro con l'aspetto di un angelo... ma rimanevo pur un mostro.

Lei indietreggiò.

- Lestat!

Armand richiamò la mia attenzione e mi allontanai da lei.

- Cosa vuoi? Dimmi perché le abbiamo salvate?

- Esatto! Perché ci avete salvato?

Urlò la ragazzina vicino ad Armand.

Lui non la guardò, mi si avvicinò e mi inviò i suoi pensieri.

Diceva che le due avevano uno strano potere, riuscivano a comunicare con gli spiriti e persino in quel momento un spirito era con loro.

"Lestat. Non possiamo ucciderle... ci possono aiutare. Se Louis ha chiuso la mente è perché non vuole farsi trovare...e non lo troveremo mai. Ma gli spiriti ci possono benissimo dare una mano... Louis forse non crede nemmeno alla loro esistenza. Insomma Lestat, queste due ragazze ci possono dare una mano!"

Osservai Armand. Forse aveva ragione, forse no... io volevo trovare Louis a tutti i costi e Armand stava facendo di tutto per aiutarmi.  Amavo Armand, amavo la sua impassibilità, la sua calma...amavo quel demonio dell'aspetto puro ed innocente di un ragazzino.

"E cosa abbiamo intenzione di fare?" domandai.

"Parliamo con loro... da quanto ho capito stanno cercando i loro genitori scomparsi forse possiamo arrivare ad un accordo con loro, ma per piacere Lestat...mantieni la calma!" mi rispose.

"Okay!" sorrisi e mi voltai verso le due che si tenevano la mano.

- Se volete "mangiarci" fatelo subito...

- Mangiare dici? Ah che brutta espressione.

Risposi ridendo.

- Allora cosa volete da noi?

Avevo pronta un'altra battuta ma Armand s'intromise.

- Calmatevi, se volevamo cibarci di voi l'avremmo già fatto. Vogliamo parlare con voi!

- Cosa potrebbero avere dei vampiri e degli umani da parlare?

Volevo parlare ancora ma Armand fu più veloce. Dovevo essere calmo e gentile... mi risultava abbastanza difficile.

- Venite! Stare qui è abbastanza pericoloso, penso ve ne siate già accorte.

- No guarda, non ce ne siamo accorte!

Rispose la più piccola in modo ironico.

-Allora rimanete qui!

Dissi io e feci per andarmene. Armand invece mi guardò con gli occhi sgranati.

-No…no! Veniamo con voi!

Scoppiai a ridere e mi rigirai verso di loro.

-Chiamo un taxi! Isabel…dammi il tuo cellulare!

Questa volta iniziò a ridere anche Armand.

-Che cazzo c’è da ridere?

Ormai avevano preso confidenza con noi. Ma noi continuavamo a ridacchiare…

-Sapete…non è nostra abitudine prendere i taxi.

-Beh…gli autobus a quest’ora non passano più.

Armand si stava divertendo come non faceva da tanto.

-Se non prendete i taxi…e nemmeno gli autobus…allora come fate!? Lui mi sembra un po’

giovane per avere la patente…

Questo era proprio il colmo.

-Sì, in effetti sono un po’ giovane...cinquecento anni cosa vuoi che siano?!

Le due ragazze ci guardarono con gli occhi spalancati.

-Se li porta bene!

Commentai, e Armand mi lanciò un’occhiataccia. Era ritornato il solito vampiro autorevole.

-Ora basta scherzare, dobbiamo andare via da qui. A casa siamo al sicuro… Andiamo!

-Ma… come facciamo ad andarci? Dove abitate?

-Ovunque.

Risposi.

-Lestat!

-Ma è vero… abitiamo ovunque…o quasi.

-Smettila.

Armand si avvicinò a una delle ragazze che fece un passo indietro.

-Non avere paura… adesso voleremo!

-Scusa?

-Si, vieni qui e tieniti stretta, okay?

La sorella più grande guardava intimorita. Io mi avvicinai.

-Dai vieni! Puoi fidarti di me…

-Eh si certo… Cosa te lo fa pensare?

Intanto Armand era già partito.

-Vuoi rimanere qui da sola? Dimmelo subito cosi non perdo più il mio preziosissimo tempo.

Mi guardò con un sopracciglio alzato. Ero un vampiro…il tempo per me non era un problema ma era divertente “giocare” con gli umani.

-Va bene, vengo con te.

-Una scelta molto perspicace. Brava.

Si avvicinò lentamente a me.

-Guarda che non mordo… Ehn…cioè non ti morderò tranquilla. Questa sera tanto avevo intenzione di mangiare cinese.

Mi guardò senza capire tanto del mio discorso.

-Tieniti stretta.

Le consigliai.

Qualche secondo dopo eravamo nel giardino davanti a casa.

 

commenti (15)